Il patrimonio. Sono 253 le opere finite sotto sequestro: erano conservate nella sede di via Mascarella e nella succursale di Cortina d'Ampezzo, ormai vuota «Marescalchi, così Spagna produceva le patacche» L'accusa: i raggiri ammontano a 10 milioni di euro L'appello del pm Gustapane: verificare l'autenticità di ciò che è stato acquistato da lui Le truffe di Italo Spagna avrebbero seguito uno schema semplice, quasi banale. Secondo i magistrati il titolare della Galleria Marescalchi, agli arresti domiciliari da lunedì, si faceva consegnare opere autenti-che, quadri di Giorgio Morandi e di Gino Severini e sculture di Alberto Giacometti, in deposito o in occasione di esposizioni, e poi riconsegnava copie, stampe incollate su tela in modo abbastanza pacchiano. Sul retro, invece, i bolli di autentica erano falsi ma perfetti. E Spagna rivendeva sia gli originali sia altre copie, naturalmente al prezzo degli originali. Nessuno sulle prime se ne sarebbe accorto, in un caso è stata la domestica di un collezionista a far notare che una statuetta, Figurine 1953 del Giacometti, era più alta di cinque o sei centimetri dopo esser passata per la galleria. Gli esperti hanno poi documentato che la copia era prodotta con un materiale industriale in uso dagli anni Settanta ma non ai tempi dell'autore. L'ordinanza d'arresto del gip Alberto Gamberini dà conto di presunte truffe, contraffazioni e appropriazioni indebite ai danni di nove persone, per un valore stimato attorno ai io milioni di euro. L'ultimo caso risalirebbe a poco più di un mese fa, quando Spagna era già stato perquisito più di una volta (la prima il 30 novembre 2006), i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e culturale (Tpc) gli avevano sequestrato quadri e sculture e, su sua richiesta, l'avevano anche interrogato come indagato. La querela più recente risale al 31 ottobre scorso, l'ha presentata un collezionista che gli aveva consegnato un quadro di Morandi e non riusciva a farselo restituire. Insomma, il titolare della Galleria Marescalchi sapeva benissimo dell'inchiesta ma avrebbe continuato come se niente fosse. E anche se quest'ultima vicenda non è riportata nelle 19 pagine dell'ordinanza d'arresto del giudice Alberto Gamberini, contribuirebbe a dimostrare che Spagna può commettere ancora i reati di cui è accusato. E questa, insieme al pericolo di inquinamento delle prove attraverso interventi sui truffati molti dei quali si sono mostrati assai restii a sporgere denuncia, forse per ragioni di riservatezza ma forse anche per non esporre compravendite spesso dubbie sul piano fiscale l'esigenza cautelare che giustifica gli arresti domiciliari. Il pm Antonello Gustapane ha illustrato ieri in conferenza stampa l'operazione che ha portato anche al sequestro della Galleria di via Mascarella, delle 253 opere lì conservate e della sede distaccata di Cortina d'Ampezzo, che però era vuota. «Chi ha acquistato opere d'arte ne veri-fichi l'autenticità», è l'appello di Gustapane. Accanto al magistrato il comandante del Nucleo Tpc dell'Arma, capitano Ciro Laudonia e il capitano Marco Terenziani nel Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Se i carabinieri indagano da tempo su Spagna, tocca ora alle Fiamme gialle analizzare i flussi di denaro. Nel 2006, ha spiegato Terenziani, la Galleria ha realizzato un volume d'affari di circa 35 milioni di euro», ma dal dicembre dello stesso anno è in liquidazione, anche se il liquidatore è lo stesso Spagna. L'esposizione verso le banche ammonterebbe a sei milioni ma potrebbero esserci importanti liquidità sui conti correnti bancari intestati al gallerista. Uno dei conti era in Svizzera Circa 4.5 milioni di euro è il valore delle truffe ai danni di Roberto Bettega, l'ex attaccante ed ex vicepresidente della Juventus che di Spagna si fidava, fino a consegnargli 500 mila euro per aprire insieme una nuova galleria che avrebbe dovuto garantire un futuro a sua figlia. «Un progetto nato e morto», chiarisce l'avvocato dell'ex bianconero. A casa di Bettega i carabinieri hanno trovato la Natura morta di Morandi all'origine dell'inchiesta: apparteneva alla signora Elena Balboni Chiesa, 84 anni. Suo marito l'aveva ricevuta in dono dal pittore, la donna l'aveva tirata fuori dal caveau per prestarla a Spagna e solo qualche anno dopo si è accorta che il gallerista aveva riconsegnato una copia Spagna invece sostiene di aver acquistato l'opera, poi rivenduta a Bettega. L'avvocato Valerio Borghesani che assiste il titolare della Marescalchi con il collega Antonio Alberti si dice «sorpreso». «Chiariremo tutto», assicura in vista dell'interrogatorio di garanzia di domani. «Più che contraffazioni parlerei di copie, ma a realizzarle dice Borghesani è stato qualcun altro, non Spagna». Chi? «Lo diremo al giudice».
Bologna, Galleria Marescalchi. Arte nella bufera
Il titolare della Galleria Marescalchi, Italo Spagna, è stato arrestato in arresto domiciliario per presunte truffe, contraffazioni e appropriazioni indebite ai danni di nove persone. Le opere d'arte sequestrate sono state conservate nella sede di via Mascarella e nella succursale di Cortina d'Ampezzo, ormai vuota. Spagna sarebbe stato in grado di vendere opere autentiche e copie, riconoscendo solo le copie. L'inchiesta ha scoperto che Spagna aveva acquistato opere d'arte in deposito o in occasione di esposizioni e poi riconsegnava copie, stampe incollate su tela, con bolli di autentica falsi.
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