Su un intreccio di metalli e ferro a simboleggiare i rami che si innalzano verso il cielo, e tante pietre di Murano incastonate nel mezzo a rappresentare i frutti che crescono nel giardino. Appare così, maestosa e colorata, la porta dell'Orto monastico della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, inaugurata ieri mattina, alla presenza del sindaco Walter Veltroni, del ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, dell'abate della Basilica Don Simone M. Fioraso e del Cardinale Giovanni Battista Re. L'opera, realizzata dal grande artista greco Jannis Kounellis e ispirata alla natura mistica e spirituale del luogo, si chiama "Sipario". Il nome scelto non è casuale come spiega Don Simone: «II sipario è un velo leggero, che si può aprire sull'amicizia, sulla contemplazione e sull'incontro. Ma si può chiudere di fronte alla banalità, alla falsità, alla superficialità e alla volgarità. C'è bisogno degli artisti e delle loro opere, perché possono rendere accessibile e commovente il mondo del Signore». La porta si schiude sul suggestivo orto del monastero, all'interno dell' Anfiteatro Cistercense che l'imperatore Eliogabalo costruì nel III secolo come teatro di corte. Luogo naturalistico di rara bellezza e meditazione, l'orto "mitre" spirito e corpo, ci sono infatti piante da frutto antiche e nuove e tantissimi fiori. Un piacere per la vista e l'olfatto, ma anche per l'animo, che si rigenera fra la quiete e la pace del giardino. «Far realizzare questa porta a Kounellis è stata, da parte dei monaci circestensi, una scelta bella e giusta, per tutti i significati simbolici che essa racchiude in sé - ha detto il primo cittadino - la porta rappresenta infatti la chiusura, ma anche l'apertura, la voglia dì comunicare e quella di non farlo. Eppoi offre la possibilità di scrutare un mondo meraviglioso, una vera e propria oasi verde. Un miracolo ambientale, che Roma custodisce come uno scrigno prezioso e straordinario. Ecco, la porta è il punto d'unione con la città». Concorde con le parole del sindaco anche il ministro Rutelli che ha aggiunto: «Questo è un luogo di fede e storia preziosissimo. La scelta di inserire in questo contesto l'opera di Kounellis, uno dei maggiori artisti contemporanei, è una prova di lungimiranza. Da oggi questo posto ha qualcosa in più, che sarà destinato a durare nei secoli». L'opera è stata realizzata grazie all'associazione Amici di S. Croce in Gerusalemme, che nel 2004 propose il restauro dell'orto monastico.