FIRENZE II presidente Ciampi trasalirà: da un rapido sondaggio di qualche giorno fa, risulta che una bella fetta di giovani, diplomati o laureati da poco, non sa o non ricorda perché si celebra il 4 novembre. Vittorio Veneto, il Piave, il Carso, il bollettino firmato Diaz? Ah sì, cose lontane. La notizia «gira» nel Palaffari di Firenze, sede della quarta conferenza nazionale delle biblioteche. E fa sobbalzare il professor Claudio Leonardi, presidente della Società di studi sul Medioevo. Che commenta: «Su che cosa si fonda la coscienza nazionale, se non sul patrimonio scritto? Riduciamo i libri a qualcosa di polveroso e ingombrante ed ecco un risultato che non mi sorprende. Tanti studenti vengono nelle biblioteche, ma evidentemente ci vogliono più spazi e più investimenti. Che mancano. Per i monumenti e i quadri qualcosa si fa: ci sono sponsor felici di appiccicare a un Raffaello la targhetta col loro nome. Il contributo per i libri si vede meno: va nel risvolto di copertina». Coscienza e conoscenza si vanno dissolvendo. I soldi, i soldi... Nicola Bono, sottosegretario ai beni culturali, annuncia dal palco della conferenza che il dipartimento biblioteche sarà accorpato ai beni artistici e storici e al paesaggio. Che fare per mantenerlo autonomo? Servirebbe una riforma a costo zero. Molto difficile. E allora si spalanca un «calderone» per biblioteche e archivi d'Italia: quattordicimila quelli censiti, con punti d'eccellenza come la Braidense di Milano, la Nazionale di Firenze, la Centrale di Roma. Possono intervenire le regioni? Gelo fra Bono e Mariella Zoppi, assessore della Toscana, quindi padrona di casa, ma anche «nemica» della centralità ministeriale per via di quel federalismo culturale che vorrebbe far gestire alla Regione il David, gli Uffizi e perfino Palazzo Pitti. Ma proprio da questo, contrasto nascono le incertezze: chi si occupa di collezioni di libri ha a che fare con lo Stato, chi vuole libri singoli ha rapporti con la Regione. Tuttavia, gli italici anticorpi funzionano anche nelle condizioni più difficili. E il professor Leonardi rivela un prodigio di chi ha coscienza e conoscenza: 4 formidabili istituzioni culturali di Firenze garantiscono alla Biblioteca Nazionale un rifornimento continuo, e aggiornatissi-mo, di tutto quel che si produce nel mondo. In cambio di 87 mila euro in tre anni, l'Accademia della Crusca, l'Istituto nazionale di studi del Rinascimento, l'Istituto e museo di storia dellala Regione. Tuttavia, gli italici anticorpi funzionano anche nelle condizioni più difficili. E il professor Leonardi rivela un prodigio di chi ha coscienza e conoscenza: 4 formidabili istituzioni culturali di Firenze garantiscono alla Biblioteca Nazionale un rifornimento continuo, e aggiornatissi-mo, di tutto quel che si produce nel mondo. In cambio di 87 mila euro in tre anni, l'Accademia della Crusca, l'Istituto nazionale di studi del Rinascimento, l'Istituto e museo di storia della Scienza e la «sua» Società di studi del Medioevo, acquistano libri e Cd non italiani per integrare un patrimonio unico. E a Roma si muove nella stessa direzione, in favore della Biblioteca Centrale, l'Istituto nazionale dell'Arte. Imitato dalla politica, che da una mano attraverso gli istituti dei partiti: Granisci, Don Sturzi e Basso in prima linea. Ossia le memorie scritte del Pci, della De, del Psi. «E i soldi che spendiamo ritornano», rivela il professor Leonardi: «Non è un caso che i più famosi studiosi vengano in Italia a scrivere le loro opere. Michele Rouche della Sorbona è stato da noi, alla Certosa, per finire il libro su Clodoveo, primo re francese. E sa chi è il mio vicepresidente, nella Società del Medioevo? Michael Lapidge, che insegna in un campus dell'Indiana... Abbiamo tanti ospiti stranieri nelle nostre sale di lettura. La forza del sapere è nella parola scritta. Dante impressiona sempre... Speriamo che i ragazzi sappiano chi è».