-------------------------------------------------------------------------------- I primi passi sono stati fatti, con le stradine, i cartelli e i reperti aggiustati. Ma non c'è il parco. Tutti lo chiamano già così, ma l'immensa e importante area archeologica della Piana parco non lo è, nonostante continui a sfornare sensazionali scoperte. Aspetta un segnale da Provincia e Regione. È l'ente di Palazzo Ducale, infatti, che deve proporre alla Regione l'intitolazione del parco. Ma finora non l'ha fatto, pur avendo dimostrato grande interesse per quanto succede intorno gli scavi nella zona tra Capannori e Porcari, dove gli archeologi hanno battezzato tre zone di grande interesse, Fossa Nera A, Fossa Nera B e Palazzaccio. Qui, tra l'altro, è stata trovata la cosiddetta Pompei rurale, un villaggio di oltre cento fattorie di epoca romana, così fitte e continue da dare, appunto, l'impressione dell'esistenza di una città. E poco più a nord, durante gli scavi per il nuovo casello autostradale al Frizzone, sono stati rinvenuti i resti di altri insediamenti di epoca romana, tra cui un tempio ligneo, un calcatorium (cioè una vasca sacra) e quattro scheletri di neonati e di un cane. Un insieme di scoperte che hanno dimostrato come l'area del padule, un immenso territorio che va da Paganico ad Altopascio, da Capannori a Castelvecchio di Compito, da Porcari a Bientina, sia letteralmente cosparso di insediamenti preistorici, etruschi e romani. Secondo l'archeologo Michelangelo Zecchini - cui si devono, assieme al collega Giulio Ciampoltrini, tutti i ritrovamenti recenti di quella zona - sarebbe questo il momento di arrivare alla definizione del parco. «Con la fine dei lavori al nuovo casello - sostiene Zecchini - dovrebbe essere aperto anche il museo sotterraneo dove saranno in vista le più recenti scoperte. Quale occasione migliore per fare di questo museo la porta del parco archeologico? «L'apertura del museo, che potrebbe essere proprio la zona d'ingresso, credo che possa costituire il momento giusto per accelerare l'iter del parco, di cui si parla da oltre dieci anni e che manca nell'offerta complessiva della città». Diventare parco, peraltro, significherebbe un decisivo passo in avanti. «Qualcosa è stato fatto - spiega Zecchini - dopo l'iniziale diffidenza dei primi anni e grazie soprattutto all'attivismo di Ermanno Bullentini, allora vicesindaco di Porcari, che si è battuto strenuamente per ottenere i riconoscimenti fino a quel momento inesistenti. È stata fatta la cartellonistica, ci sono i sentieri, i reperti sono stati consolidati per evitarne il deterioramento. Ma ci sarebbe molto altro da fare e, cosa più importante, sarebbe fondamentale rendere fruibile tutta la zona. Un polmone verde di straordinaria importanza dove, accanto a boschi preistorici, piante e fiori rari, si potrebbe passeggiare nella storia più antica della città». Paola Taddeucci