La luce millenaria sprigionata dalla Phiale, racchiusa nelle mille fasce concentriche delle ghiande che si inseguono lungo l'ombelico (omphalos) centrale, è il simbolo della mostra «Luce. La cultura non è un'isola», che fino al 23 novembre si può visitare a Palazzo Belmonte Riso. Tra gli eventi più importanti delle manifestazioni legate al venticinquennale dei Beni culturali, la mostra è stata fortemente voluta dalla Presidenza della Regione e realizzata con il contributo di istituti, soprintendenze, biblioteche, musei e gallerie di ogni provincia. Presentata già ad Assisi in occasione della consegna dell'olio votivo da parte dalla Regione Siciliana, raccoglie reperti che vanno dalla preistoria al Medioevo, attraversando l'età arcaica, l'Ellenismo, il periodo romano e bizantino, con squarci anche sul XIX secolo. Periodi ricchi di testimonianze, che documentano quella che l'assessore regionale ai Beni culturali Fabio Granata, chiama «l'insularità di una regione vissuta non come chiusura, bensì come apertura alle differenze, sulle quali si è costruita la nostra storia, tradizione e tolleranza». Il pezzo più prezioso di questo «assaggio di Sicilia» è ovviamente la «Phiale Mesomphalos aurea» (patera ombelicata), in oro massiccio, trafugata anni fa dalla Sicilia dove era stata rinvenuta, nel corso di scavi clandestini, dalle parti di Caltavuturo. La Phiale fu restituita nel 1999, rintracciata dalla Procura della Repubblica di Termini Imprese che l'ha inseguita dalla Svizzera a New York. È straordinaria, un vero capolavoro di oreficeria in cerchi concentrici che convergono verso «l'ombelico». Gli altri pezzi arrivano da tutta la Sicilia: ecco una maschera silenica del 470 a.C., un vero e proprio mascherone con naso camuso e cranio calvo che arriva dal museo archeologico di Gela, mentre dagli scavi di Morgantina (conservata alla Soprintendenza ennese) giunge una testa di menade, esempio di arte ionica; e da Camarina uno scaldavivande in bronzo recuperato da un relitto di età romana. Il «Paolo Orsi» di Siracusa cede una olla neolitica mentre dagli scavi al villaggio dei faraglioni di Ustica arriva un vaso a fruttiera che rappresenta il «fossile guida» di quegli insediamenti preistorici. Il museo Salinas ha messo a disposizione dei visitatori una collana d'oro con pendaglio a croce del IX secolo d.C., ma soprattutto uno straordinario diadema su lamina di argento dorato con una scena di thiasos dionisiaco: si riconosce un dio giovanile e imberbe, nell' atto di accarezzare una pantera. Bella anche la serie di ceramiche e lucerne del museo di Caltagirone, due crateri attici da Agrigento e Siracusa, le brocche e i bicchieri in vetro della necropoli di Piana degli Albanesi, anelli, placchette e spille in corallo di botteghe trapanesi del XVII secolo, conservate al Museo Pepoli, alcune statuine da presepe (commoventi) del Matera, bronzi del I secolo d.C.. E ancora, le tele dei pittori seicenteschi Pietro Novelli e Mattia Preii, e del messinese Michele Panebianco; eleganti ceramiche dipinte del XIX secolo, rinfrescatoi e geniere, orologi da persona e piatti, oltre ad alcuni delicatissimi ventagli in avorio e tartaruga. La Biblioteca regionale affida alla mostra una Platea in pergamena in greco e arabo con cui Guglielmo 11 concede privilegi alla Chiesa di Santa Maria la Nuova di Monreale; un codice in greco e latino con miniature della regina Costanza e un Privilegio di Enrico VI con sigillo aureo. La mostra resterà aperta fino al 23 novembre, ogni giorno dalle 10 alle 19.