Pizzo Sella «raddoppia», in barba alla Cassazione che impone di abbattere le costruzioni. E sulla strada che porta alla riserva di Monte Gallo ecco la sbarra: «È privato» Di abbattere Pizzo Sella e le sue centinaia di ville dello scandalo - per come ha stabilito ormai da tempo la Cassazione non sene parla ormai più. Anzi, l'Ordine degli architetti di Palermo ha scelto l'ecomostro da 193mila metri cubi sopra Palermo per un concorso internazionale d'idee che ne proponga la riqualificazione. La consegna dei progetti deve avvenire entro il 10 gennaio 2008. Nelle more della riqualificazione artistica però, i soliti ignoti hanno già deciso: Pizzo Sella raddoppia. E col solito stile siculo, naturalmente. È da tempo infatti che nella zona si lavora alacremente (e silenziosamente) alla costruzione di strade, muri, case, ville, villette e, in mancanza di meglio, di caseggiati non identificati che stanno trasformando quel poco di montagna che Pizzo Sella non aveva ricoperto di cemento in una bidonville senza arte né parte. Così la Palermo di Cammarata è già pronta ad accogliere Pizzo Sella 2, con buona pace degli architetti di mezzo mondo che lavorano alla «riqualificazione» di Pizzo Sella 1, l'«originale», l'unico (finora) vero Pizzo Sella, giusto a pochi metri, così da mettersi al passo coi tempi e uniformando (e deturpando) pure la collina a fianco di quella universalmente riconosciuta come la «Collina del disonore». E per evitare che qualcuno possa ficcanasare, et voilà una bella sbarra che impedisce l'accesso (pubblico) alla nuova collina da scempiare. Magari per parità, per giustizia, certamente. Infatti, se a Pizzo Sella una sbarra sempre ben chiusa tiene lontani i curiosi, bisogna pur sbarrare il territorio limitrofo - ormai fitto di gru e ruspe per evitare problemi e lavorare in pace senza scocciatori. Pazienza se così facendo si limita l'accesso alla riserva naturale di Monte Gallo. E pazienza se ci si appropria di una strada, installando tanto di citofoni e cassette della posta e una bella scritta col pennarello bianco: via del Semaforo 9. Già. Perché la via che è stata chiusa fra l'altro porta (portava) al cancello della forestale che racchiude la riserva di Monte Gallo - gestita dall'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana - fino ad arrivare appunto al «Semaforo», costruzione utilizzata un tempo come punto di avvistamento dai militari e che potrebbe diventare in futuro un osservatorio ornitologico. Ecco come viene indicato l'accesso al «Semaforo» su uno dei tanti siti internet che riguarda le riserve naturali siciliane: «Il sentiero inizia da un cancello forestale, posto a mezza costa, raggiungibile anche in auto () dalla strada che dalla Via Tolomea sale sul Monte, si procede all'interno di un bosco di conifere e ». E niente più, oramai, visto che dal 26 settembre scorso qualcuno ha pensato bene di chiudere la via e chi si è visto si è visto. Epperò noi abbiamo avuto la fortuna d'intercettare un tizio mentre scendeva dalla strada in questione e con nonchalance apriva il catenaccio della sbarra che chiude l'ormai famigerata (e privatizzata) via del Semaforo; così abbiamo scambiato quattro chiacchiere: «Scocciatori, di giorno e di notte, minchia un gran casino, e si mittievano a nura, puru (e si mettevano nudi, pure, ndr). Invece così un passa nuddu (non passa nessuno, ndr) e stiamo tutti belli tranquilli ». Ma, mi scusi, è un abuso? La strada è pubblica, no? Se vado alla polizia che succede? «Privato. Qui è privato. Lei vada dov'è che ha detto () e si faccia dare le chiavi. Così può entrare pure lei Tutti hanno venutu (tutti sono venuti, ndr), vigili, forestali, hanno visto la situazione, che è tutto a posto e hanno le chiavi pure loro ». Un dialogo surreale che però, per un'altra fortunata coincidenza, abbiamo potuto parzialmente verificare, poco dopo, imbattendoci in un carro attrezzi con 2 persone a bordo che usciva dalla strada della discordia con un relitto di macchina bruciato sul camion; e all'uscita i 2 uomini del carro attrezzi con tanto di chiavi prima aprivano e poi richiudevano la sbarra. Proprio come se fossero a casa loro Sbarra di cui, ovviamente, non c'è traccia sul sito internet della «Toponomastica del Comune di Palermo», dove sta scritto: SEMAFORO (via del) - Dalla via Capo Gallo al semaforo - 911 - 26 - Circ. Settima - c.a.p. 90151. Dunque sembra proprio una cosa pubblica. Mica Cosa Nostra
PIZZO SELLA. Palermo, ma quali sigilli: sulla collina dei vip comanda sempre padre-cemento
La strada che porta alla riserva di Monte Gallo è stata chiusa e sbarriata, impedendo l'accesso al pubblico. La strada era stata chiusa per lavori di riqualificazione, ma i lavori sono stati sostituiti da costruzioni private, come case e ville. La sbarra è stata installata per evitare problemi e lavorare in pace senza scocciatori. La strada era pubblica, ma ora è privata. La polizia non sembra essere interessata a intervenire. I lavori di riqualificazione artistica sono stati sostituiti da costruzioni private, che stanno trasformando la zona in una "bidonville".
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