Una specie di abbaino per "mascherare" l'enorme impianto di condizionamento da sistemare sui tetti dei magazzini di Punta della Dogana. E poi qualche decina di centi-metri di altezza in meno per il famoso cubo contestato, quello che dovrebbe diventare il centro del nuovo museo d'arte contemporanea che Palazzo Grassi realizzerà all'interno di questi antichi magazzini della Serenissima. Eccole le concessioni (poche) che Tadao o è disposto a fare alla commissione di salvaguardia, che un paio di settimane fa gli aveva bloccato il progetto: per colpa di quei condizionatori così brutti da vedere e di quel gre cubo che renderebbe difficile la "lettura" delle capriate, appunto, ma anche dell'ingresso dal campo della Salute o delle porte troppo grandi. Insomma, una lista di critiche corposa che ha costretto l'architetto giapponese a tornare a Venezia. Una visita lampo, sabato scorso, in vista del sopralluogo della salvaguardia programmato per ieri. Tadao o ha passato quasi tutto il giorno all'interno dei magazzini, in compagnia della soprintendente Renata Codello. In visita è arrivata anche l'assessore ai lavori pubblici, Mara Rumiz. Risultato? Le piccole concessioni di cui si diceva. Per illustrale ieri mattina alla commissione di salvaguardia, oltre al coordinatore dei progettisti di Palazzo Grassi, l'ingegner Eugenio Tranquilli, c'era la stessa soprintendente Codello, che siede anche in salvaguardia, ma che soprattutto sta seguendo il progetto dall'inizio e che dopo l'approfondimento di sabato con Tadao o ha parlato anche a nome del progettista giapponese. «Trattosi di una proprietà demaniale - precisa l'assessore Rumiz, pure presente al sopralluogo -la soprintendenza ha seguito tutte le fasi progettuali. Insomma non è che Tadao o ci ha dato un progetto già definito, ma lo ha condiviso passo passo con la soprintendenza e con la stessa amministrazione comunale». Per la Rumiz si è trattato di un «sopralluogo molto positivo. Molti commissari non avevano mai avuto modo di vedere il complesso con tutti i suoi vincoli e rimaneggiamenti. Sono state prese in esame anche le tavole, mentre la soprintendente è entrata nel merito del progetto e di alcune opinioni che erano state espresse. É chiaro che ora dovrà essere la commissione a votare e decidere». La principale obiezione sollevata dalla salvaguardia, come noto, riguardava il grande impianto di condizionamento sui coppi, che nella versione originaria occupava un tetto e mezzo ed era ben visibile da qualsiasi palazzo vicino. Ebbene, nella nuova ipotesi l'impianto sarebbe un po' ridimensionato, collocato in un solo impluvio tra due tetti, al di sotto dei colmi, e mascherato da una copertura. Per il momento solo un'ipotesi, che ora dovrà essere messa nero su bianco in un progetto su cui si esprimerà la salvaguardia. Resta aperto, però, il tema della disparità di trattamento, già sollevato a suo tempo in commissione: se si autorizza Palazzo Grassi a realizzare un tale impianto su un tetto tanto pregiato - era stato detto -, non si potranno poi negare simili autorizzazioni anche ad altri. E ieri Antonio Gatto, che oltre ad essere commissario è anche presidente dell'Ordine degli architetti, ha ribadito il concetto: «Se ci presenteranno un progetto serio lo autorizzeremo. Certo in futuro si dovranno considerare gli stessi criteri per tutti». Altra questione aperta, quella del cubo centrale che a detta di molti commissari stravolgerebbe l'architettura degli antichi magazzini. Quella struttura in cemento, però, è necessaria - è stato spiegato ieri da Codello e Tranquilli - soprattutto per sostenere le gri opere contemporanee. Tadao o, poi, ha un po' abbassato i muri rispetto allo schizzo originario: qualche decina di centimetri che dovrebbero consentire una migliore lettura delle antiche capriate. Sul punto c'è stato un vivace scambio di battute tra la soprintendente e Stefano Boato, segnale di un clima teso. Per la prima il problema non sussisteva, ma il commissario ha preteso una prova sul campo, con tanto di stasa sollevata a simulare l'altezza delle pareti del cubo. Tranquilli, a quel punto, ha spiegato che l'altezza era stata un po' abbassata. Dove Palazzo Grassi non è intenzionato a cedere di una passo è invece sull'ingresso dal campo, così come sull'ampiezza delle porte (un metro e 80, anziché uno e 20). In entrambi i casi c'è una motivazione legata alla pubblica sicurezza, visto che per il nuovo museo si stima una media di 900 visitatori. In particolare la salvaguardia avrebbe preferito un accesso da Punta della Dogana, vicino a caffetteria e book shop, ma la fondamenta in quel punto è troppo stretta - è stato spiegato -quindi l'ingresso dove restare in campo, dove si possono gestire le file. Spiegazioni che convinceranno la salvaguardia? Se ne riparlerà alla prossima commissione, dopo che Palazzo Grassi avrà messo per iscritto le sue "concessioni".
Punta della Dogana, le concessioni di Tadao Ando
L'architetto giapponese Tadao Ando è tornato a Venezia per discutere con la commissione di salvaguardia del progetto per il nuovo museo d'arte contemporanea all'interno dei magazzini di Punta della Dogana. La commissione aveva bloccato il progetto a causa di critiche sulla visibilità dell'impianto di condizionamento e del cubo centrale. Ando ha fatto alcune concessioni, come ridimensionare l'impianto di condizionamento e mascherarlo da una copertura. Ha anche abbassato i muri del cubo centrale di alcuni decimetri per una migliore lettura delle capriate.
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