Terminato in Certosa il restauro di monumenti funerari storici di grande valore finanziato dalla Fondazione Carisbo Risplendono i dipinti delle tombe di nove illustri bolognesi Ristrutturate opere del XIX secolo di Basoli, Busatti, Lombardi, Muzzarelli e De Maria -------------------------------------------------------------------------------- PROSEGUE alla Certosa il processo di rinnovamento, iniziato già da qualche anno con il recupero di sezioni storiche, ma che ora si mostra chiaramente nella sua complessità. Intanto perché grazie agli interventi di privati e Fondazioni proseguono i restauri di alcuni sepolcri monumentali. Poi perché arrivano nuovi fondi comunali per tamponare, almeno in parte, le gravi condizioni di degrado delle strutture architettoniche, anche le più "comuni". Infine perché è partito il piano che porterà al riutilizzo di alcune tombe, quelle abbandonate da tempo perché non ci sono più eredi che pensino alla loro manutenzione. Tenendo conto anche del fatto che aumenta sempre più il numero delle cremazioni (oggi la percentuale è del 40 per cento) e quindi la richiesta di piccoli loculi per le urne cinerarie. In questo quadro, il Comune interviene, intanto, con lo stanziamento di un milione di euro per ripristinare coperti e tetti di quelle sezioni oggi inagibili e transennate. Ma è grazie allappoggio della Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna (con 70mila euro) che si è potuto dare il via al restauro di altri nove sepolcri storici, oggi presentati alla città nella loro bellezza originaria. «Tra i più importanti di tutta la Certosa per il loro lato artistico, ma anche per il senso storico, perché accolgono importanti personaggi bolognesi», ha commentato Mauro Felicori, dirigente del settore cultura ma soprattutto primo promotore della "rinascita" di questo museo a cielo aperto. Si possono ammirare così alcune delle tombe dipinte del XIX secolo, un unicum della Certosa. Il monumento a Nicola Orsi (affrescato dal pittore neoclassico Antonio Basoli), ultimo erede di una delle più antiche famiglie nobiliari bolognese, bibliofilo e collezionista di stampe. Quello di Tarsizio Rivieri Folesani (dipinto da Flaminio Minozzi) che insegnò medicina alluniversità di Bologna, tra il 1785 e il 1799, con lezioni anatomiche allArchiginnasio. O ancora, il sepolcro di Vincenzo Martinelli (uno dei più noti pittori di paesaggio attivo a Bologna tra Sette e Ottocento) realizzato da Pietro Fancelli e Luigi Busatti. Nella sala del Colombario è stato ripulito poi il monumento a Giovanni Battista Ercolani, ritratto in un busto da Diego Sarti, medico e rettore dellAteneo tra il 1868 e il 1871, che guidò la città nella lotta contro gli Austriaci. Così come quello di Giuseppe Pacchioni, scultore e litografo petroniano. Nel chiostro terzo si è intervenuti sui monumenti di Pietro Magenta (prefetto di Bologna nel 1861), realizzato da Giovan Battista Lombardi e Antonio Cipolla; del latinista Gaspare Garatoni, progettato da Giacomo de Maria; di Salvatore Santini firmato da Giuseppe Muzzarelli e Luigi Bendini; dell contessa Lucrezia Munarini, realizzato da Vincenzo Leonardi con De Maria (le sculture). Pezzi di storia che si possono affittare per riporre i propri cari estinti: la tomba Garatoni sarà destinata infatti ad ossario-cinerario (il costo di un urna, per 30 anni, è di 950 euro); sono in fase di vendita le tombe Orsi e Santini ma sono disponibili anche i sepolcri Rivieri e Livizzani (costo per tre posti 100mila euro, sempre per 30 anni).