ROMA La stele viene «decapitata» quando è già sera, tra i canti rituali di una piccola folla di etiopi, il segmento di obelisco pesante 48 tonnellate ondeggia per qualche minuto contro il cielo pieno di pioggia, poi viene deposto in terra, nella sua gabbia d'acciaio, quindi issato su un camion per trasporti eccezionali e trasferito in un deposito militare. Operazione riuscita, dopo una giornata di tensione, a dispetto di tutte le previsioni. La «disarticolazione» dell'obelisco di Axum, la stele di pietra portata in ltalia dalle truppe di Mussolini nel 1937 come trofeo di guerra, e una realtà. «Adesso ci vorrà un mese, o poco di piùannuncia sorridente l'ingegner Giorgio Croci che ha ideato il metodo per "staccare" dai perni vecchi di sessantenni i segmenti del monumento poi saremo pronti per il trasporto in Etiopia». Un trasporto che si annuncia già, così come tutto il destino di questo monumento, figlio di una mediazione internazionale. (La vicenda dell'obelisco infatti è gestita dal ministero degli Esteri perla parte politica, dal ministero delle Infrastnitture per la parte tecnica con la consulenza del ministero dei Beni Culturali). La disarticolazione del monumento è avvenuta utilizzando dei «martinetti idraulici» computerizzati, il cui compito era quello di sollevare, in perfetta sincronia, la porzione della stele. Tecnica già perfettamente riuscita nelle prime credei mattino mentre la vera complicazione nella fase di smontaggio si è rivelata la difficoltà a sistemare le fasce di «kevlan», il resistentissimo materiale che si usa anche per i giubbetti antiproiettile, destinate a sostenere il monumento nella fascia inferiore. «Il lavoro ha aggiunto Croci ha richiesto più tempo del previsto per rimuovere le bielle di ferro che erano servite per mettere i martinetti e far passare le bande di sicurezza sotto la superficie della sezione del monumento che è molto irregolare. Un pò di tensione l'abbiamo avuta nelle prime due ore quando non sapevamo se i perni di assemblaggio fra le parti avrebbero spaccato la pietra oppure no». Racconta Giuseppe Proietti, direttore generale per i Beni Archeologici del ministero di via del Collegio Romano: «la preoccupazione più grande era quellache la malta con cui è stato eseguito il restauro si fosse cementata ad un punto tale da rendere difficile il distacco. Ma così non è stato. Adesso dovremo pensare al trasporto e al rimontaggio. Esistono soltanto due aerei in grado di sopportare un peso così grande e nello stesso tempo di atterrare nell'aeroporto di Axum a duemila metri di altezza, il Galaxy, delle forze armate americane o il russo Ilyushin che oggi appartiene ad una società privata. Al momento mi sembra che l'orientamento sia quello di utilizzare l'aereo statunitense». L'obelisco è un monumento sacro per gli etiopi che considerano Axum, capitale del Tigrai, la loro città santa. La stole verrà collocata in un'aiuola, dove è già pronto un basamento, al centro di quello che dovrebbe diventare, un giorno, un vero e proprio parco archeologico. Un luogo cosi sacro che quando due anni fa un fulmine danneggiò la parte alta dell'obelisco molti etiopi trapiantati a Roma corsero di notte a raccogliere e custodire i frammenti di quel monumento simbolo caduti sul selciato di fronte alla Fao. Proprio la Fao di recente ha ricordato che nessuno degli obiettivi per dimezzare la fame nel mondo sarà raggiunto nei tempi previsti, e tanto meno nel continente africano di cui l'Etiopia è uno dei paesi più poveri tra i poveri.