La presentazione del volume "Casaluce Un ciclo trecentesco in terra angioina" Lopera di Niccolò di Tommaso era nella chiesa di Santa Maria a Nives Tommaso Strinati ne parlerà martedì nella Cappella Palatina di Castel Nuovo -------------------------------------------------------------------------------- Cè una piccola Assisi nel Casertano. Il risultato di un cantiere artistico che diventò un pezzo di Umbria nel sud dellItalia angioina. E insiste in un territorio sfortunato, la terra dei Casalesi: nota più per le cronache camorristiche che per il suo patrimonio culturale che meriterebbe ben altro rispetto. Nel degrado del piccolo centro di Casaluce è conservato un tesoro darte, la storia di un santo guerriero, che trentanni fa venne divisa e trasferita in tre luoghi diversi, dove si è perso il senso unitario di questo capolavoro di mano degli allievi di Giotto. Martedì alle 12 nella Cappella Palatina di Castel Nuovo, presenti il sindaco Rosa Russo Iervolino, lamministratore delegato di Dexia Crediop spa Marc Brugiére, lassessore Nicola Oddati, il soprintendente Nicola Spinosa sarà presentato il volume "Casaluce. Un ciclo trecentesco in terra angioina" edito da Skira per Dexia Crediop. Ne parlerà lautore, Tommaso Strinati (medioevista che insegna Storia dellArchitettura alla Prima Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni), che ha lavorato con un team di giovanissimi studiosi alla ideale ricomposizione di un ciclo di affreschi ingiustamente passato in secondordine. A tenere il libro a battesimo sarà un padrino deccezione: Ferdinando Bologna, lo storico dellarte che insegna al Suor Orsola Benincasa ed è tra i maggiori studiosi di Giotto. Il ciclo pittorico di Casaluce fu vittima di una procedura molto comune alla fine degli anni Sessanta. «A quellepoca - spiega Strinati - staccare un affresco era considerato il metodo migliore per salvare un dipinto murale in cattivo stato di conservazione. Diventò quasi una moda. Gli storici dellarte si sono accorti solo qualche decennio dopo di quanto era dannosa questa pratica. Oggi gli affreschi si lasciano in situ, casomai si cerca di restaurare con i muri lintero monumento». Gli affreschi della seconda metà del Trecento, si trovano nella poco nota chiesa di Santa Maria a Nives, nel piccolo centro casertano. Ne è autore il pittore tardo-giottesco Niccolò di Tommaso, che lavora anche a Napoli per gli Angiò. A Casaluce il prosecutore dellopera di Giotto sceglie una iconografia rara, che fa di quelle pitture un unicum: le storie di un eroe nato nel 755, Guglielmo di Gellone, nipote di Carlo Martello e cugino di Carlo Magno, consigliere del re di Aquitania Ludovico il Pio e fondatore in vecchiaia del monastero benedettino di Saint-Guilhem-le-Désert, a pochi chilometri da Montpellier, dove si ritira fino alla morte. A lungo si è equivocato su Guglielmo di Gellone: si pensava avesse a che fare con Rennes-le-Château, il villaggio francese legato alla leggenda dei Templari. Si trattava di uno scambio di Guglielmi, ma curiosamente anche nella cappella dei misteri, come a Casaluce, pare fosse stato dipinto un ritratto di papa Celestino V. Guglielmo combatte baschi e saraceni, poi si fa monaco e le avventure finiscono. Il racconto pittorico di queste vicende è in parte a Castel Nuovo nel museo civico, in parte nei depositi di San Martino, in parte è rimasto a Casaluce, con altre opere di giotteschi sulla vita di Cristo e di SantAntonio Abate, ma il contesto nel quale si trovano è in pessime condizioni. «Esistono pochissime versioni di questa storia - spiega Strinati - il ciclo di Casaluce è quasi un unicum nella storia dellarte. Il libro nel quale li abbiamo raccolti non è una strenna su un restauro avvenuto, ma un invito alla valorizzazione di unopera straordinaria. Gli affreschi e lintero castello sono in un gravissimo abbandono». Tommaso Strinati racconta di aver lavorato tra grandi difficoltà sullidea di Desirè Tommaselli, romana di origini napoletane, dalla quale è partito il complesso studio che ha dato origine alla monografia. Nel team anche Riccardo Prencipe, allievo del professor Bologna al Suor Orsola (fu lui il primo ad accorgersi degli affreschi), Adele Leccia, Francesca Larcinese, mentre a Napoli ha potuto contare sullaiuto di Nicola Spinosa, di Maria Tamajo e Rossana Muzii della soprintendenza al Polo Museale, oltre che su don Ernesto Rascato della diocesi di Aversa. Proprio da Spinosa viene una proposta: «Restituiamo unità allaffresco, riportando le parti mancanti a Casaluce a un patto: che le condizioni ambientali migliorino e la chiesa venga restaurata». Purchè si faccia presto: «Il restauro dellenorme Incoronazione della Vergine dietro lorgano della controfacciata è urgentissimo - dice Strinati -. Basterebbe un centro commerciale a rischio camorra in meno, e uno sforzo per salvare lAssisi del Casertano».
CAMPANIA - Affreschi da salvare nella piccola Assisi della Campania
Il volume "Casaluce. Un ciclo trecentesco in terra angioina" è stato presentato nella Cappella Palatina di Castel Nuovo. Il libro è stato scritto da Tommaso Strinati, un medievista che insegna Storia dell'Architettura alla Prima Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni. Strinati ha lavorato con un team di giovani studiosi per ideare la ricomposizione di un ciclo di affreschi ingiustamente passati in seconda linea. Il ciclo pittorico di Casaluce fu vittima di una procedura molto comune alla fine degli anni Sessanta, in cui gli affreschi venivano staccati per essere restaurati. Questa pratica è stata considerata dannosa dagli storici dell'arte solo alcuni decenni dopo.
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