La proposta lanciata al convegno tiranese sui reperti preistorici disseminati tra Valtellina, Grigioni e Valcamonica Una vasta area interprovinciale e transfrontaliera potrebbe trasformarsi in distretto turistico-culturale TIRANO (c.c.) «Le incisioni rupestri possono diventare la locomotiva trainante per risvegliare la cultura locale, ma anche per rilanciare a livello turistico una zona che comprende la Valtellina, i Grigioni e la Valcamonica». Ne è convinto Emmanuel Anati, fondatore del Centro Camuno di Studi, che ieri sera a Tirano ha aperto - insieme a Bruno Ciapponi Landi, assessore all'Istruzione del Comune di Tirano e direttore del parco delle incisioni rupestri di Grosio, a Umberto Sansoni del Centro Camuno di Studi e ad Alberto Frizziero in rappresentanza della Provincia di Sondrio - il convegno ?L'arte rupestre nelle culture pre e protostoriche delle Alpi camuno-telline e dei Grigioni?. L'iniziativa estesa su due giorni è il primo passo in un'ottica di collaborazione fra Valtellina e Valcamonica. «Sono passati 40 anni da quando mi sono dedicato a scrivere il volumetto sull'arte preistorica della Valtellina - ha detto Anati -. Sono stati fatti passi enormi nella scoperta in questi anni, il patrimonio si è decuplicato e non siamo nemmeno alla conclusione di queste scoperte. Ci sono zone alpine e montane molto promettenti, che dovrebbero essere esplorate in maniera più approfondita. La Valtellina dovrebbe occupare un ruolo più importante nell'ambito archeologico. Ma non si deve fare affidamento sulla volontà dei politici, serve rimboccarsi le maniche, scoprire e portare in luce quello che ancora non è noto a sufficienza». La Valtellina conta 25-30mila incisioni rupestri e, insieme alla Valcamonica e ai Grigioni, forma un complesso di interesse eccezionale, ma «mi sembra che stiamo sprecando tempo - ha proseguito -. E' il momento per rilanciare la zona, quella delle incisioni rupestri è un'industria pulita, che produce cultura. Diamo ossigeno alle popolazioni per respirare. I politici ambiscono a grandi opere, invece bisognerebbe puntare su questa forma di turismo e di promozione culturale. I giovani potrebbero trovare la strada per risvegliare la Valtellina, se si crea la possibilità di impegnare i giovani in un lavoro intellettuale, si frena la fuga di cervelli». Un monito forte quello di Anati, che è stato seguito dal ricordo, intenso e commosso, da parte di Ciapponi Landi di Davide Pace, fondatore dell'Istituto Archeologico Valtellinese e ispettore della Soprintendenza milanese. «Un uomo che non è stato solo archeologo, ma anche maestro di vita, di etica e di amicizia - ha affermato l'assessore -. Lo ricordo rigoroso nel lessico e nella vita e ricordo che insieme redigemmo la scheda che faceva immaginare la possibilità di realizzare un parco archeologico a Grosio». Durante la serata è stata inaugurata anche la mostra ?Immagini: scorci sulla preistoria dalle rocce di Valcamonica, Valtellina e Grigioni? che oggi sarà visitabile da parte delle scuole. In tutto 130 gli alunni delle scuole medie che saranno coinvolti. Il convegno, invece, avrà inizio alle 9 fino alle 13 (sala banca Credito Valtellinese, aperto al pubblico), mentre nel pomeriggio ci sarà la visita alle aree archeologiche di Tresivio e di Grosio.