È pronta a ritornare in Etiopia, dopo un espatrio forzato durato 67 anni la famosa e contesa Stele di Axum. Dopo essere stata relegata per decenni in una aiuola spartitraffico davanti alla sede della Fao a Roma il monumento funerario, uno dei più antichi di tutta l'Africa, tornerà a casa a bordo di un volo speciale. Giovedì 7 novembre, tra le 15 e le 16, il primo passo con il trasferimento a bordo di un camion della punta, che verrà temporaneamente custodita in un capannone industriale di Fiumicino. Il monumento, collocato dal 31 ottobre 1937 a Roma, all'inizio della Passeggiata Archeologica, sul viale delle Terme di Caracalla, di fronte al Circo Massimo, è stato per lungo tempo al centro di polemiche tra il governo etiope, che ne richiedeva insistentemente la restituzione e lo Stato italiano. Con il prezioso bottino proveniente dalla guerra italiana in Etiopia il Duce volle festeggiare i quindici anni della Marcia su Roma che, seppur giacente in terra in un brullo altopiano etiopico, simboleggiava le divinità Copte locali. Il monumento doveva diventare emblema del neonato Impero Italiano "dalle Alpi all'Oceano Indiano". La Stele prelevata nella città sacra di Axum dove l'antica civiltà etiope aveva eretto, attorno al III sec. D.C., misura 24 metri di altezza, pesa 160 tonnellate ed era costituito da una roccia silicata simile al granito, la sua pianta era rettangolare e presentava decorazioni di porte e finestre. Il monumento prima di essere rimpatriato dovrà anche essere restaurato, fu infatti colpito da un fulmine - il 27 maggio 2002 - che ne spezzò la granitica punta per due metri. Quando lo smontaggio sarà finito, la stele sarà custodita nell'hangar di Fiumicino, insiema alla punta trasferita oggi, in attesa della separazione della parte restante che avverrà in due tranche e dovrebbe terminare all'inizio del prossimo anno. In tempo di pace il restaurato imperatore abissino Heilè Selassiè, in visita in Italia, chiese la restituzione dei "Leoni di Giuda" (altra vestigia d'Etiopia condotta in Italia durante il Ventennio e restituita nel 1970) ma decise, anche per evitare un terribile e sicuramente dannoso trasloco, di lasciare l'obelisco in Italia in cambio della costruzione di un ospedale che in effetti venne realizzato tra gli anni '50 e gli anni '60. Durante gli anni della Prima Repubblica la questione rimase a lungo sotto silenzio sia per i molti problemi etiopici in politica interna, sia per la proverbiale reticenza di alcuni amministratori democristiani. I governi Dini e Prodi, negli anni '90, hanno riposto l'attenzione sulla Stele la cui storia ha avuto svolta nel '97 quando l'allora presidente Scalfaro, in visita ad Addis Abeba, firmò un accordo di restituzione. I lavori di restauro e i sopralluoghi per lo smontaggio hanno costretto il monumento sotto delle gabbie di ferro per molti mesi, anche durante l'anno Giubilare. Adesso la stele è stata quasi completamente smontata e attende di completare l'imballaggio per partire alla volta della sua terra patria. I problemi dell'operazione comunque non mancano. Giuseppe Proietti, direttore generale per l'archeologia del ministero per i Beni culturali, si dichiara fiducioso, nonostante la «deposizione» della cima dell'obelisco si presenti più complicata del previsto«Il blocco della sommità della stele di Axum si è sollevato. Penso che possiamo stare tranquilli. Il ritardo nello smontaggio è causato dalla lunghezza dei perni che è maggiore del previsto». «La preoccupazione più grande era quella che la malta con cui è stato eseguito il restauro si fosse cementata a un punto tale da rendere difficile il distacco. Ma così non è stato». Quanto ai perni, se davvero risultassero troppo lunghi, ha precisato Proietti, si potrà pensare a tagliarli. Una volta rimossi tutti e tre i tronconi della stele, ha spiegato ancora il responsabile per l'archeologia del ministero, saranno trasportati in Etiopia con tre voli di un aereo speciale che sarà probabilmente un Galaxy delle forze armate statunitensi, l'unico aereo insieme al russo Iliuscin a poter sopportare il peso di tante tonnellate. E anche organizzare l'atterraggio ha costituito un problema: la pista di atterraggio di Axum, infatti, sia pure piuttosto nuova, è situata ad oltre duemila metri di altezza e questo prevede una velocità di atterraggio maggiore. Una volta rientrato nella terra d'origine si dovrà pensare al rimontaggio che ne farà l'obelisco più alto di Axum. L'Italia si è assunta la responsabilità dell'intera operazione, compreso il rimontaggio ad Axum». Il presidente dell'Agenzia di sanità pubblica regionale del Lazio, Domenico Gramazio di An si oppone alla partenza, per altro già programmata,di quello che evidentemente considera un cimelio mussoliniano. E vorrebbe trovare un accordo con il governo etiope per lasciarlo a Roma in condizione di extraterritorialità, destinando i fondi necessari per la sua rimozione ed il trasporto alle associazioni umanitarie che si occupano dei bambini dell'Etiopia.
Inizia lo smontaggio della Stele di Axum, tornerà in Etiopia
La Stele di Axum, un monumento funerario etiope, è pronta a ritornare in Etiopia dopo 67 anni di permanenza in Italia. Il monumento, alto 24 metri e pesante 160 tonnellate, è stato trasportato a Fiumicino, dove sarà restaurato e poi trasportato in Etiopia su un aereo speciale. La Stele è stata oggetto di polemiche tra il governo etiope e lo Stato italiano, e il suo ritorno è stato possibile grazie a un accordo tra il governo etiope e il governo italiano. Il monumento dovrà essere rimontato ad Axum dopo il suo ritorno.
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