Appello di Italia Nostra al ministro Rutelli per salvare l'unica residenza rinascimentale dell'Agro romano È un capolavoro architettonico al pari di villa Medici a Monte Mario, di villa Pamphili, della Farnesina di Lungotevere. È l'unica villa d'impianto rinascimentale dell'Agro romano sopravvissuta con i suoi 90 ettari di parco storico. Fu abitata da papi e condottieri, descritta per il suo splendore da umanisti del calibro di Annibal Caro. Eppure, oggi, rischia di scomparire sommersa da tonnellate e tonnellate di cemento. Villa Catena e il suo parco cinquecentesco, dopo essere passati dalle mani dei conti di Poli in quelle dei Torlonia e di Dino de Laurentis, sono oggi di proprietà di una società che fa capo a grosse imprese dell'area romana. Che, dopo averla acquistata per circa 5 miliardi di vecchie lire, vorrebbe lottizzare l'area e costruire circa 80mila metri cubi di nuove strutture turistico-alberghiere con il placet dell'amministrazione del comune di Poli, il cui territorio comprende la villa e il parco. Da qui l'accorato appello di Italia Nostra al Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, l'unico che può impedire lo stravolgimento e la svalutazione dell'asserto progettuale della villa, il cui parco è parte integrante e che qualche mese fa aveva chiesto alle Soprintendenze di segnalargli casi di questo tipo. «Chiediamo un intervento deciso», spiegano Cesare Crova, presidente regionale dell'associazione e Oreste Rutigliano, segretario del comitato paesaggio, «al fine di riconfermare i vincoli di tutela esistenti su Villa Catena risalenti al 1929, essenziali per mantenere il valore del monumento, imponendo i necessari interventi conservativi o, in alternativa, procedendo all'acquisizione, secondo quanto previsto dal decreto legge 22 gennaio 2004, n. 42, che prevede la possibile acquisizione pubblica degli immobili vincolati in stato di abbandono o mal tenuti dalle proprietà, previa diffida del Ministero. Con l'obiettivo di avviarlo ad una gestione adeguata». Già perché da anni villa Catena versa in un pericoloso stato di abbandono e degrado. È chiusa al pubblico ed è stata completamente spogliata di importanti arredi architettonici quali le porte, i camini, le finestre. «La ditta», spiega il capogruppo dell'opposizione nel consiglio comunale di Poli, Sergio Giubilei, «nei documenti inviati all'amministrazione, usa lo stato di fatiscenza come argomento a favore della concessione edilizia richiesta. In pratica il restauro non sarebbe economicamente possibile senza gli introiti derivanti della nuova edificazione, peraltro dichiarata a fini turistico-residenziali». In merito ad un primo progetto di modifica del PRG, l'ufficio urbanistico della Regione Lazio ha però obbiettato che una nuova edificazione nel parco sarebbe ammissibile solo in presenza di un progetto concreto di restauro e di uso, e in funzione di quello. Ma di un simile progetto non c'è traccia. Successivamente è stata presentata una nuova proposta di variante al Prg, per la realizzazione di 35 mila metri cubi. «Ci risulta», continua Giubilei, «che attualmente questo secondo o terzo progetto siano agli esami degli organi competenti, e in particolare della Soprintendenza ai Beni architettonici e per il Paesaggio». Una cosa che in qualche modo rassicura Italia Nostra. «Siamo fiduciosi», sottolinea Vanna Mannucci, «perché Rutelli con villa Catena può trasformare una dichiarazione teorica in un fatto concreto».