VENEZIA. Una direttiva del ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli spiana come un rullo la strada a Ca' Farsetti per mettere mano nel caos dei plateatici legati al commercio ambulante in città, ricordando che l'interesse dello Stato alla tutela del patrimonio artistico e architettonico è preminente su quello del privato ad aprire un banco davanti ad una chiesa o in mezzo ad una piazza. Tanto che Rutelli ordina ai soprintendenti di individuare le aree da vietare agli ambulanti. «E' un atto importantissimo, perché ribadisce a tutti il valore superiore dell'interesse dello Stato alla fruizione collettiva del bene pubblico, come una piazza o una via, preminente rispetto all'interesse dei privati», commenta la soprintendente Renata Codello, «qui a Venezia già da anni ci muoviamo su questa direzione, lavorando con il Comune alla definizione di "pianini" zona per zona di risistemazione dell'occupazione degli spazi. Ora si tratta di applicarli e di completare il percorso per altre situazioni, come Riva degli Schiayoni». Come dire: Ca' Farsetti passi dalla programmazione all'applicazione della norma, nel caso dei venditori di grano a San Marco come dei banchetti di frutta e souvenir a Rialto. Ma cosa dice la direttiva del ministro Rutelli? E' rivolta a direzioni regionali e soprintendenze e le investe della responsabilità d'intervenire. In premessa stigmatizza «la situazione di crescente e grave degrado urbano a causa della crescita del fenomeno del commercio ambulante autorizzato e dell'impatto intollerabile di quello abusivo nelle città d'arte». Quindi, Rutelli cita le leggi: l'articolo 10 del decreto 422004 che «individua come beni culturali le pubbliche piazze, le vie, le strade e altri spazi aperti di interesse artistico o storico» e l'articolo 52 che da ai soprintendenti il potere di «individuare le aree pubbliche con valore archeologico, storico, artistico e ambientale nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari il commercio». Dunque, le soprintendenze devono vigilare sull'attività dei Comuni in materia di concessione di spazi pubblici e, nel caso, intervenire direttamente «a tutela della salvaguardia del patrimonio culturale». La direttiva di Rutelli ricorda - quasi pensasse al caso veneziano - che «i citati articoli 10 e 52 impongono una rivalutazione complessiva anche delle autorizzazioni commerciali già rilasciate, stante la preminente esigenza di una coerente pianificazione delle attività per salvaguardare primariamente gli interessi di tutela e fruizione del patrimonio culturale». Rutelli ordina quindi ai suoi uffici territoriali di «attivarsi, in termini di massima condiyisione con le amministrazioni comunali, per conseguire il preminente obiettivo di riqualificazione delle aree urbane anche attraverso una completa rivisitazione delle autorizzazioni comunali, collaborando con enti locali e pubblica sicurezza per contrastare ed impedire fenomeni di abusivismo commerciale». «Con il Comune si è cercato di contemperare sino all'ultimo interessi pubblici e dei singoli», conclude Codello, «ma è importante che i privati comprendano che il loro interesse viene dopo quello alla tutela». Dunque: bene i tavoli di concertazione, ma senza intesa, c'è lo sgombero.
Rutelli: Troppi ambulanti, serve pulizia
Il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli ha emesso una direttiva che spiana la strada per mettere mano ai problemi del commercio ambulante in città, come a Venezia. La direttiva ricorda che l'interesse dello Stato alla tutela del patrimonio artistico e architettonico è preminente su quello del privato. Rutelli ordina ai soprintendenti di individuare le aree da vietare agli ambulanti e di applicare le norme per la riqualificazione delle aree urbane. La direttiva è rivolta a direzioni regionali e soprintendenze e investe della responsabilità di intervenire. La situazione di degrado urbano a causa del commercio ambulante autorizzato e abusivo è stata stigmatizzata.
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