Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, intervenendo a un convegno del Fai sul tema del paesaggio, ha affermato che «architetti e urbanisti hanno perso una battaglia storica. Hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente ai committenti», e, in tal modo, contribuito al degrado urbanistico. A tali affermazioni hanno fatto seguito reazioni prevalentemente critiche. I rappresentanti della categoria dei geometri hanno replicato con sarcasmo che alcuni «mostri edilizi» come quello del Fuenti e quello di Punta Perotti a Bari non furono opera di geometri, ma degli architetti. Gli storici dell'architettura hanno obiettato che le maggiori responsabilità del degrado urbanistico vanno attribuite alla classe politica, incapace di governare il territorio. Un urbanista di fama ha ammesso con onestà che non si possono attribuire ai geometri «colpe maggiori di quelle che ricadono su architetti e urbanisti». Quale sia il giudizio sulle affermazioni del ministro, si deve riconoscere che l'urbanistica è una vera e propria emergenza nazionale. Le parole di Rutelli hanno il merito di aver portato all'attenzione dell'opinione pubblica un tema di grande rilevanza al quale non viene dedicato lo spazio che necessiterebbe. C'è un problema di qualità delle costruzioni, che va affrontato con serietà, ma esiste soprattutto un problema di quantità degli edifici. In Italia si è costruito troppo, al di là delle reali necessità. Il tessuto urbanistico si è esteso a dismisura, in modo irrazionale. Nonostante vi siano molti capannoni inutilizzati, ad esempio, osserviamo con sconcerto che si lottizzano terreni agricoli di pregio per creare nuovi poli produttivi, spesso a breve distanza l'uno dall'altro. Gravissime sono le responsabilità delle amministrazioni comunali, che hanno potuto agire quasi indisturbate per la latitanza delle Regioni, le quali sembrano aver abdicato al ruolo di programmazione che la Costituzione assegna loro per diventare centri di gestione di una miriade di interessi che poco o nulla hanno a che vedere con il bene comune. Se, come sembrerebbe, la presente legislatura sì protrarrà fino al 2009, c'è un modo con il quale il Parlamento in carica può dimostrare di sapere onorarla: quello dell'approvazione di una nuova legge di difesa dei suoli e di riordino delle competenze in materia urbanistica. A nostro parere, le linee portanti della riforma dovrebbero essere le seguenti: 1) rafforzamento dei poteri delle Soprintendenze, che devono essere dotate di tutti gli strumenti necessari a tutelare il paesaggio; 2)previsione di piani urbanistici provinciali e contestuale abolizione dei piani comunali di governo del territorio; 3) introduzione di un «principio di economia dei suoli» per il quale non si può consumare il terreno agricolo, ossia non si possono lottizzare aree verdi se non si è prima dimostrato di avere utilizzato pienamente tutte le aree urbanizzate.
Urbanistica, un'emergenza. Più poteri ai Soprintendenti
Il ministro per i Beni e le Attività Culturali ha affermato che architetti e urbanisti hanno perso una battaglia storica contro i geometri, che hanno contribuito al degrado urbanistico. Le reazioni sono state prevalentemente critiche, con gli storici dell'architettura che hanno obiettato che la classe politica è responsabile del degrado urbanistico. Un urbanista di fama ha ammesso che non si possono attribuire colpe maggiori ai geometri. Il tema dell'urbanistica è considerato un'emergenza nazionale e le parole del ministro hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica un tema di grande rilevanza.
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