Sotto la pioggia, i cittadini etiopi assistono all'evento. Non cessano le polemiche L'obelisco di Axum è entrato in fase di smontaggio (gli operai sono da ieri al lavoro per prelevare il primo blocco di pietra, sotto la guida dell'ingegnere Giorgio Croci) e presto, pezzo dopo pezzo, verrà depositato in un hangar militare in attesa del trasporto con aerei americani o russi, capaci di trasportare i tre tronconi di 60 tonnellate l'uno. L'operazione non è semplice: i tronconi sono saldati tra loro da giunture di cemento del 1937 e hanno dei perni in bronzo che devono essere sfilati. Il rischio è di andare a toccare il granito, «tagliato» irregolarmente, così si è scelta una sofisticata tecnica, con dei martinetti verticali e orizzontali e dei tiranti laterali. L'obiettivo è produrre una pressione per arrivare a spaccare il cemento senza danni ai blocchi. Intanto l'obelisco transennato, nonostante la pioggia incessante, è la «location» preferita di stampa, tv, diplomatici e cittadini etiopi. Questi ultimi, incuranti del maltempo, posano in abiti di foggia tradizionale per farsi fotografare davanti al monumento «conteso». A metà del pomeriggio di ieri la gru ha cominciato la rimozione della parte superiore della stele. Complessivamente si tratta di maneggiare circa 160 tonnellate di roccia silicata che vanno a comporre una stele alta 24 metri. La restituzione dell'obelisco di Axum era stata decisa fin dall'estate scorsa quando il consiglio dei ministri aveva posto la parola fine a una querelle durata quasi mezzo secolo. Venne tolta dalla piana africana che la ospitava - insieme ad altri 66 monumenti funerari che si stagliavano nell'antica capitale del regno axumida - dalle truppe italiane nel 1937. Mussolini voleva quella «colonna» imperiale per celebrare i 15 anni della marcia su Roma. E quando arrivò in Italia l'obelisco, diviso in più parti, venne eretto di fronte all'ex ministero delle colonie, oggi Fao. Dopo il trasloco dell'imponente monumento si porrà il problema della sua sostituzione: cosa mettere al suo posto? Tra le ipotesi più accreditate, c'è quella di un concorso per una scultura contemporanea. La restituzione della stele di Axum non piace a tutti. Soprattutto non piace a Fabio Rampelli, consigliere regionale di An che ha tuonato così: «È grave che si stia procedendo al suo smantellamento in assenza di accordi internazionali sui bottini di guerra. L'Italia avrebbe circa 1500 opere da recuperare». E neanche Sgarbi è d'accordo: predice che l'obelisco resterà per altri 50 anni in qualche magazzino africano e non sarà mai rimontato.