- BOLOGNA - I sudamericani vanno pazzi per i confessionali, che trasformano in eccentriche librerie, mentre i capitelli ionici, dorici o corinzi, si può anche scegliere diventano basi per tavolini da fumo. Illegale, ma molto chic. Il reperto archeologico come 'pezzo' d'arredamento pare infatti vada molto di moda nelle ville dei ricchi giapponesi, ma anche la nuova classe emergente dell'intellghentzia cinese non si fa scrupolo di acquistare sul mercato ogni frammento di arte antica proveniente dall'inesauribile bacino italiano su cui riesce a mettere le mani. Per non parlare dei must di sempre: vasi, anfore, statue, frontoni, quadri, arredi. E se siamo abituati a pensare a regioni come la Toscana, il Lazio o la Campania come quelle più depredate, in realtà anche l'Emilia Romagna non scherza. Il dato, un po' sorprendente, è emerso durante la decima edizione della Borsa Mediterranea del turismo archeologico, da poco chiusa a Paestum, dove è stato fatto il punto sulle attività di tutela. Un lavoro affidato in gran parte al Gruppo di tutela del patrimonio archeologico della Guardia di Finanza. In soli due anni, 2005-2006, in regione sono stati recuperate 901 opere sottratte da complessi storico-architettonici, 16 dipinti rubati, la bellezza di 2.016 opere contraffatte (dai manufatti ai quadri), 29 reperti di vario genere. Un lavoro investigativo che ha fatto segnare un 9 rispetto al biennio precedente. «Le cose negli ultimi anni stanno andando un po' meglio conferma il capitano Massimo Rossi del Gruppo tutela patrimonio archeologico soprattutto sul fronte degli scavi clandestini, molto diminuiti anche grazie ai migliori sistemi di mappatura e controllo del territorio. Ma per esempio sono molto aumentati i furti dalle chiese, quasi sempre su commissione». Arredi, oreficeria, paramenti sacri, escono dalle nostre chiese per prendere la via dei mercati antiquari. Destinazione Italia, ma anche tanto, tantissimo all'estero. Con ogni mezzo. Nelle stive degli aerei, nelle valigette diplomatiche, occultati nelle auto che passano le frontiere... E' di quest'estate, ad esempio, la scoperta di 36 capitelli nascosti nei container di una nave di un grosso industriale italiano dell'alimentare, già imballati e pronti a prendere la via dell'estero. Ognuno di questi capitelli vale al mercato clandestino oltre 5.000 euro, e considerando che per un container che si riesce a bloccare, troppi partono indisturbati, si fa presto a farsi un'idea del valore ogni anno sottratto all'Italia. Solo qualche anno fa sul mercato antiquario di Bologna gli agenti hanno recuperato e affidato al Museo di Ferrara tre steli funerarie provenienti dal sito archeologico di Spina, trovate durante opere edili e subito immesse sul mercato. E sempre sotto le Due Torri i finanzieri hanno messo a segno uno dei colpi migliori, sequestrando 3 tavole del Perugino a un passo dallo sparire per sempre. O ancora, lo 'Stabat Mater' di Carlo Dolci rubato dalla chiesa di San Domenico a Ferrara e intercettato a Siena. Tutt'al più cambiano i gusti dei collezionisti e le rotte dei trafficanti. «Attraverso la Svizzera spiega il capitano Rossi passa di tutto. Ginevra è un porto franco e da lì le opere partono per tutto il mondo. Le cose con l'America ultimamente sono migliorate, grazie ad accordi con i musei e le grandi case d'asta, ma resta molto fiorente il traffico con il Sudamerica e con l'estremo Oriente».
Steli, quadri, arredi sacri. Ecco il tesoro recuperato
In Emilia Romagna, il reperto archeologico è molto richiesto sul mercato clandestino. Nel biennio 2005-2006, sono state recuperate 901 opere sottratte da complessi storico-architettonici, 16 dipinti rubati e 2.016 opere contraffatte. Il Gruppo di tutela del patrimonio archeologico della Guardia di Finanza ha fatto un lavoro investigativo che ha segnato un 9% rispetto al biennio precedente. I furti dalle chiese sono aumentati, con commissione, e gli scavi clandestini sono diminuiti grazie ai sistemi di mappatura e controllo del territorio. Le opere rubate vanno in Italia e all'estero, anche attraverso la Svizzera, che è un porto franco.
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