In quello che viene giustamente definito "inferno urbanistico", cioè la fascia costiera della conurbazione vesuviana, sta per essere varato un progetto di "arredo urbano" che non mancherà di alleviare in modo sostanziale le condizioni di vita quotidiana di uno dei suoi Comuni più importanti, quello di Ercolano. Forse si è dimenticato che linferno è lastricato di buone intenzioni, come giustamente recita un antico detto, ma lì, in un tratto dei più rilevanti del Miglio doro per presenze architettonicamente significative - costituite da alcune tra le più interessanti ville vesuviane del Settecento - il Comune pensa di collocare, in sequenza simbolica, alcune archisculture dovute alla mano di Carlo Aymonino, che in tarda età si è scoperto artista di vaglia. Si tratta di composizioni vagamente vicine alla maniera di De Chirico, che impegnano talvolta una gran parte degli spazi nei quali andrebbero collocate, che investono le prospettive stradali stesse nelle quali affacciano - già Dio sa come compromesse dalla più recente edilizia - le facciate delle ville suddette, e che propongono, con quellatteggiamento da scoperta dellacqua calda che caratterizza tanta parte della cosiddetta arte contemporanea, simbolismi puerili e superflui, come "lintelligenza" riaccesa da una damina nuda che immerge un braccio in un cranio svuotato (e non potrebbe essere altrimenti), posto allingresso degli scavi archeologici, oppure altri soggetti di spropositate dimensioni (un colosso di 18 metri, percorribile con scala interna, come la statua della libertà, o le teste dei dioscuri, della rispettabile proporzione di 44 metri). Unaltra graziosa iniziativa, di quelle che rendono dalle nostre parti la vita varia e soprattutto degna di essere vissuta, per gli abitanti di Ercolano e per il richiamo turistico che evidentemente si ritiene di motivare, sta dunque per essere intrapresa, alla faccia di ogni e qualsivoglia valutazione di quello che pure si definiva townscape, paesaggio urbano. Intanto che il Consorzio ville vesuviane si arrabatta a cercare finanziamenti per i necessari restauri, intanto che laffollamento ai piedi del vulcano non trova alcuna via per essere ridotto, intanto che ledilizia di speculazione ha aggredito quei pochi spazi verdi delle ville - complici spesso gli stessi proprietari, naturalmente - intanto che si viene articolando un nuovo strumento urbanistico che, almeno nelle intenzioni, sembrava volesse affrontare in modo nuovo e responsabile la situazione disastrosa che si è venuta determinando negli ultimi trentanni in questo tratto di fascia costiera, anche qui, con spirito che non appare dissimile da quello che anima tante analoghe iniziative partenopee, si provvede: 1) a incaricare senza concorso un tecnico "di chiara fama" al quale vengono affidate realizzazioni che richiedono uno studio previo delle condizioni ambientali, dello skyline urbano, della visibilità e connessione funzionale delle nuove proposte rispetto al tessuto preesistente, qui del tutto assenti; 2) a compromettere in tal modo qualunque diverso orientamento dovesse provenire dallo strumento urbanistico in itinere, al quale questintervento dovrebbe comunque essere subordinato; 3) a spendere una congrua cifra di danaro pubblico, ancorché cofinanziato, per un intervento effimero, offensivo dellidentità storica prevalente di quei luoghi e velleitario anche nel suo stesso specifico; 4) a umiliare infine ogni buon senso, in nome del solito presenzialismo dimmagine. Infine, aggiungo unosservazione più generale. È veramente singolare che a un "artista" si consenta di rappresentare con schizzi e grafia finto-puerili ciò che intende fare, e gli si dia credito di realizzare lopera semplicemente indicando, ad esempio, queste prescrizioni esecutive: «pietra bianca. figura in bronzo dorato. alta 12 metri». Sfido chiunque a riuscire a realizzare unopera di pubblica utilità, nellambito proprio dellarchitettura e dellingegneria, con queste elementari quanto ridicole indicazioni, che non fanno onore a chi per anni ha preteso il ruolo di bandiera dellarchitettura razionale in Italia. Ma stavo dimenticando il suo epigramma autocelebrativo: "Fiamma damore marse nel petto, ero pittore divenni architetto". Forse è qui la spiegazione di tutto.