Al Sig. Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi Al Presidente del Senato della Repubblica Prof. Marcello Pera Al Presidente della Camera On. le Pier Ferdinando Casini Al Presidente e ai membri della Commissione Bicamerale sulla riforma amministrativa ROMA Al Presidente della 7 Commissione permanente del Senato Sen. Franco Asciutti Al Presidente della 7 Commissione permanente della Camera On. le Ferdinando Adornato Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On. le Giuliano Urbani L'Associazione di studi, ricerche e formazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, fondata da Giulio Carlo Argan, e l'Associazione dei tecnici per la tutela dei Beni culturali e ambientali (AssoTecnici), al termine di un incontro di studio sulla riforma del Ministero per i Beni e le Attività culturali organizzato il 14 ottobre 2003 in collaborazione con l'Associazione nazionale archivistica italiana, l'Associazione italiana biblioteche, Italia Nostra, WWF, il Comitato per la Bellezza Antonio Cederna, hanno deciso di rendere pubblica la seguente presa di posizione, che riassume gli orientamenti concordemente emersi dalla riunione. Lo schema di decreto legislativo sulla riforma del Ministero per i Beni e le attività culturali, già approvato dal Consiglio dei Ministri e attualmente all'esame della Commissione bicamerale sulla riforma amministrativa (la cosiddetta "bicameralina"), suscita tra i funzionari scientifici e tecnici impegnati per la tutela e nelle associazioni culturali e ambientaliste viva e diffusa preoccupazione per quattro ragioni fondamentali: perché appare ispirato a una vecchia visione culturale, che ignora più di 50 anni di dibattito intorno al concetto di patrimonio culturale e ambientale, come è dimostrato oltre che dal recupero di una vecchia terminologia da tempo superata dalla sostanziale emarginazione di settori come gli archivi e le biblioteche e dal completo silenzio per categorie di beni come quelli demoetnoantropologici, quelli musicali, quelli scientifici e per le relative professionalità; perché esso delinea una struttura burocratica e centralistica, messa in evidenza sia dall'ulteriore aumento degli uffici dirigenziali generali al centro, sia dalla trasformazione delle 17 Soprintendenze regionali in altrettanti uffici dirigenziali con funzioni non solo di coordinamento, ma di decisione e di nomina dei dirigenti periferici; perché a questo rigonfiamento dell'apparato di comando corrisponde invece un ulteriore indebolimento della struttura tecnico-scientifica del Ministero e della sua qualificazione: ciò risulta sia dalla prevista riduzione dei quadri dirigenziali di seconda fascia (che inevitabilmente si tradurrà nell'accorpamento di più Soprintendenze o nell'attribuzione di alcune di esse ai Soprintendenti regionali) sia dal silenzio sui temi della formazione e dell'assunzione di nuovi quadri; perché la sottovalutazione delle esigenze di competenza scientifica e della specificità delle funzioni tecniche e culturali (esigenze che dovrebbero stare alla base di ogni impostazione organizzativa in materia) si traduce non a caso nel completo abbandono del tema della gestione autonoma delle Soprintendenze specialistiche, degli Archivi, delle Biblioteche: sino al punto che anche per le cosiddette "autonomie speciali"sin qui istituite (le due Soprintendenze archeologiche di Pompei e di Roma, i 4 poli museali di Roma, Firenze, Napoli e Venezia) si prospetta non solo un ruolo subordinato alle Soprintendenze regionali cui potrebbe essere affidata anche la direzione delle soprintendenze autonome ma la probabile soppressione entro 3 anni e la possibile sostituzione con Fondazioni. Questo ulteriore indebolimento della struttura tecnico-scientifica e quindi delle possibilità di intervento dell'organizzazione operante sul territorio appare tanto più preoccupante nel momento in cui, di fronte ai gravi pericoli comportati dalle norme sul condono o sulla vendita del patrimonio immobiliare pubblico contenute nel decreto legge 2692003 (A.S. 2518) che accompagna la legge finanziaria per il 2004, sarebbe invece indispensabile rafforzare strutture, uomini e strumenti rivolti a garantire la tutela del patrimonio culturale e ambientale. Anche per questo motivo, ma più in generale per il futuro della politica di tutela secondo i principi costituzionali, le Associazioni che hanno promosso l'incontro del 14 ottobre si rivolgono con questo documento a tutta l'opinione culturale e politica e richiamano l'attenzione dei membri della commissione bicamerale perché nel loro esame si facciano interpreti dell'esigenza che il testo del decreto legislativo sia profondamente rivisto alla luce delle considerazioni sopra esposte. In particolare si ritiene necessario: 1. che si riveda l'articolazione e la qualificazione dei dipartimenti e che in ogni caso, anche nelle denominazioni, si assicuri la tutela dell'intero patrimonio culturale, evitando in particolare l'assurda emarginazione di settori come archivi e biblioteche; 2. che si riconsideri l'inopportunità di un rigonfiamento così stridente dell'apparato burocratico di comando e che in ogni modo si eviti una riduzione dei ruoli tecnico-specialistici, che vanno al contrario potenziati; 3. che si assicuri anche in prospettiva la qualificazione della struttura ministeriale, prevedendo già nel delineare l'ordinamento del Ministero idonee soluzioni per la formazione universitaria e il reclutamento di nuovi quadri; 4. che non si mortifichino e al contrario si potenzino, con specifiche indicazioni e con il riconoscimento di adeguati poteri autonomi, le Soprintendenze e gli altri istituti specialistici territoriali nonché gli istituti centrali; 5. che si riaffermi il ruolo delle strutture con autonomia speciale, escludendo così l'assurda ipotesi di affidare a Fondazioni proprio le principali istituzioni culturali italiane, da Pompei agli Uffizi, dalla Soprintendenza archeologica di Roma alle Gallerie di Roma, di Venezia, di Napoli. Associazione Bianchi Bandinelli AssoTecnici
Documento dell'Associazione Bianchi Bandinelli sulla riforma del Ministero dei Beni culturali
Un gruppo di associazioni culturali e ambientaliste ha espresso preoccupazione per un progetto di riforma del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Il progetto, già approvato dal Consiglio dei Ministri, suscita preoccupazione per quattro ragioni fondamentali: 1) la vecchia visione culturale, 2) la struttura burocratica e centralistica, 3) l'indebolimento della struttura tecnico-scientifica e 4) la sottovalutazione delle esigenze di competenza scientifica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo