LINTERVISTA Fausto Zevi, docente di archeologia classica alla Sapienza, sul ritrovamento dei giorni scorsi Secondo Plinio i mosaici erano novità dei suoi tempi -------------------------------------------------------------------------------- «Che il Lupercale sia in quella zona del Palatino è sicuro, ma non mi sembra che sia stata seguita una giusta filologia della ricerca nellidentificare quella grotta col Lupercale». Il professor Fausto Zevi, ordinario di Archeologia alla Sapienza, ha molti dubbi sullattribuzione del ritrovamento, anche se ne conferma limportanza: «È una scoperta straordinaria, in primo luogo dal punto di vista architettonico. Non abbiamo infatti altri esempi di cupole antiche con decorazione musiva così ben conservate. Per quanto riguarda lepoca del monumento non dobbiamo dimenticare che secondo Plinio i mosaici in pasta vitrea applicati a pareti e volte erano una innovazione dei suoi tempi, quindi erano stati impiegati nella decorazione architettonica dalletà giulio-claudia in poi. Ciò farebbe scendere la datazione, rispetto alletà augustea, di questo ambiente che apparentemente si presenta come un ninfeo o un triclinio. Non può essere certo del '28 a. C.». È un luogo di culto? «Lambiente ha i caratteri di un ninfeo o forse un triclinio, quindi sembrerebbe pertinente ad una struttura di palazzo più che ad una di carattere religioso». Quindi non è il Lupercale? «Dalle notizie pubblicate sembra che il monumento dovrebbe trovarsi in corrispondenza del tempio di Apollo Palatino. Se è così, è molto difficile che sia il Lupercale. Questo era sicuramente collegato con i templi della Vittoria e della Magna Mater, i quali hanno orientamento convergente verso un punto esterno che dovrebbe coincidere proprio con la posizione del Lupercale. In ogni caso era sicuramente connesso con il tempio della Magna Mater. Questo si desume dalla notizia, che abbiamo dalle fonti, della decisione dei censori di costruire un teatro stabile in pietra verso la metà del secondo secolo avanti Cristo, collocato sopra il Lupercale. Il teatro, la cui costruzione fu bocciata, era connesso con lesecuzione dei grandi ludi Megalenses, che si tenevano in onore della Magna Mater, e quindi il teatro stesso era disposto ai piedi del tempio di quella divinità, di cui abbiamo sul Palatino cospicui avanzi. E questo sposta la collocazione del Lupercale dal punto in cui sarebbe stato trovato... «Sì, e non di poco. Un simile collegamento tra teatro e tempio, tra laltro, lo ritroviamo nel teatro ad Apollinis, dinanzi al tempio di Apollo Sosiano, presso il teatro di Marcello, per lo svolgimento dei ludi apollinares. Sul Palatino si sarebbe costituito così uno straordinario complesso teatro-tempio, in cui la grande madre che proveniva dalla Frigia assisteva dallalto al prodigio della lupa che allattava i gemelli, segno della rinascita di Troia nella fondazione di Roma». (r. m.)
ROMA - "È uno splendido ninfeo ma il Lupercale non era lì"
Il professor Fausto Zevi, ordinario di Archeologia alla Sapienza, ha espresso dubbi sull'attribuzione del ritrovamento del Lupercale, un monumento antico scoperto recentemente. Zevi ritiene che il ritrovamento non sia stato seguito da una filologia della ricerca adeguata e che la datazione del monumento sia più alta di quanto si pensi. Secondo Plinio, i mosaici erano una novità dei tempi di Plinio, quindi il monumento potrebbe essere stato costruito durante l'età giulio-claudia, non durante l'età augustea come si pensava. Zevi ha anche espresso dubbi sulla natura del monumento, suggerendo che potrebbe essere un ninfeo o un triclinio piuttosto che un luogo di culto.
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