Non bastava la bocciatura del suo disegno di legge che voleva abolire il tribunale dei minori: il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli ieri pomeriggio è stato pubblicamente smentito alla Camera dal collega ai Beni Culturali Giuliano Urbani. Motivo del contendere il destino del Castello dei Carraresi a Padova, protagonista di un'interrogazione urgente rivolta ad Urbani dal parlamentare padovano della Margherita Andrea Colasio: «Alla mia domanda sull'intenzione del ministro leghista di cedere il Castello di Padova alla Dike Aedifica spa, società controllata dalla Patrimonio spa (ministero del Tesoro), senza il parere preventivo del ministero dei Beni culturali, il sottosegretario Bono ha ribadito che l'edificio non può essere messo in vendita senza l'autorizzazione del suo ministero, autorizzazione mai concessa. La città di Padova restituisce dunque lo schiaffo al ministro Castelli: il Castello carrarese non si può vendere, è dei padovani». «Il guardasigilli ha dunque detto il falso, quando nel corso del "question time" in Commissione Cultura ha risposto a Colasio che la "fortezza borbonica non appartiene alla città, ma al ministero che può quindi disporne a piacere"» ricorda l'on. Piero Ruzzante dei Ds, ieri a Roma a fianco del collega della Margherita per portare avanti il salvataggio del nostro Castello. Non solo. Castelli ha ribadito la sua intenzione di mettere sul mercato l'ex carcere, per incassare fondi da investire in nuovi penitenziari, anche al sindaco Giustina Destro: «Mi ha detto di essere ben felice che il Castello resti alla città - racconta - purché il Comune sia disponibile a pagarlo sulla base di una valutazione congrua. E a noi va benissimo - aggiunge il sindaco -L'amministrazione ha il desiderio di comprare il vecchio carcere, il ministro si è detto pronto a cederglielo: a questo punto mi pare che non ci siano problemi». Di diverso parere è invece Colasio: «La nostra è stata una vittoria per tutta la città: l'unica nota stonata è l'intervento della Destro che non sapendo nulla di beni demaniali e della loro eventuale cessione, si è inserita nei giorni scorsi nel dibattito in malo modo. Se stava zitta era meglio. Alla risposta del ministro Urbani avrei potuto replicare ricordando la nostra volontà di creare una Fondazione per il recupero del Castello carrarese e la legge da me portata avanti in Commissione Cultura che prevede a questo proposito un finanziamento statale di 4 milioni di euro». «Sapevo che il punto debole di quanto affermato da Castelli era la mancanza di un parere preventivo, come espressamente richiesto da un nostro emendamento sulla Patrimonio spa e i compendi demaniali di valore storico e artistico» ricorda Colasio. E Ruzzante aggiunge: «La Finanziaria è in dirittura d'arrivo. Noi presenteremo vari emendamenti per riservare fondi da impiegare nel restauro del Castello: entro un mese dovremo vedere quanto siamo stati ascoltati». A dare una mano per il recupero del Castello voluto dal feroce Ezzelino a metà del Duecento, oggi in condizioni pietose, è pronta in città la Fondazione Cassa di Risparmio con 1 milione e 250 mila euro. A volere il ritorno del Castello ai padovani sono anche i parlamentari della Casa delle Libertà Zorzato e Milanato (Forza Italia), Saia e Ascierto (An) e Rodeghiero (Lega). Per non parlare del coordinamento "Sos Castello" (portavoce Franca Taddeo): l'ultima iniziativa è prevista per domani mattina. L'appuntamento è alle 11 in piazza Castello: l'invito è di riscoprire insieme le bellezze nascoste di una Padova troppo a lungo dimenticata, In programma la visita ad alcuni angoli del Castello e la raccolta di firme, già a quota mille.