I sindacati locali, in linea con quelli nazionali, hanno bloccato la prima del «Parsifal», dov'è atteso anche Napolitano, ma il ministro ha convocato un vertice per martedì Donatella Longobardi E allora è sciopero. La prima del «Parsifal» prevista per il 2 dicembre al San Carlo (alla presenza del presidente Napolitano) per ora è bloccata. In linea con le indicazioni dei sindacati nazionali, che hanno deciso di sospendere tutte le prime, anche quelli della Campania si sono uniti alla mobilitazione che sta paralizzando molti teatri italiani e minaccia ora di annullare sia la prima napoletana sia quella del «Tristano» alla Scala il 7 dicembre. Ieri, dopo una riunione, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials, hanno deciso «in linea con le indicazioni dell'attivo nazionale, di confermare lo sciopero per il giorno 2». La protesta, però, potrebbe rientrare. In campo è sceso il ministro Rutelli, che l'altro giorno ha già scritto ai sindacati nazionali avanzando una serie di proposte. Per martedì è fissato un vertice al Ministero, mentre lunedì a Roma è in programma un attivo sindacale con i rappresentanti di tutti gli enti lirici italiani. In discussione c'è il decreto Asciutti, che dallo scorso anno ha di fatto bloccato le assunzioni e gli integrativi in quanto manca ancora il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da due anni. Tutta la vertenza ruota di fatto intorno ai problemi dell'integrativo sollevati alla Scala, dove il sovrintendente Lisner, nell'ultimo anno, ha moltiplicato le produzioni imponendo di fatto turni di lavoro più serrati, senza tutti i richiesti corrispettivi economici. Ben diversa la situazione di altri teatri lirici e del San Carlo in particolare, l'unica fondazione italiana in questo momento che è commissariata. Qui, dopo un lungo periodo di incertezza, finalmente si inizia a intravedere una inversione di tendenza. Proprio l'altro giorno, infatti, in sede di Finanziaria, il governo ha varato un provvedimento con il quale si istituisce un fondo per integrare il patrimonio delle fondazioni commissariate, come il San Carlo. la stessa Finanziaria stabilisce la possibilità di scaglionare i debiti con l'Enpas (il San Carlo ne ha per 16 milioni). Di conseguenza si avvia per il lirico napoletano la strada del risanamento economico cui lavora il commissario Salvatore Nastasi. Sarà lui a stabilire anche le linee programmatiche, economiche ed artistiche, del prossimo triennio, in modo da fissare dei paletti entro cui dovranno muoversi il futuro sovrintendente e il Cda. Il programma ha trovato ampio consenso da parte dei sindacati, cui Nastasi ha anche comunicato le cifre del deficit certificate dalla Price Watherhouse: 29 milioni di euro di passivo a fronte di perdite per 17,5 milioni di euro assorbiti dagli ultimi bilanci. Una situazione difficile ma che proprio grazie ai provvedimenti varati dal governo sarà più facile risolvere anche perché dal prossimo anno aumenteranno anche gli stanziamenti del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. Tutti questi argomenti saranno al centro dell'incontro convocato da Rutelli per martedì che per superare il decreto Asciutti, ha proposto la sigla del contratto di settore entro il 31 marzo e la definizione della piattaforna contrattuale interna alle fondazioni liriche entro gennaio. Ma qui c'è già l'opposizione del sindacato. Renato Zambelli, della Cisl milanese, per esempio, dice: «Non possiamo aspettare gennaio quando molti debutti di stagione sono in programma già a dicembre».
SAN CARLO È sciopero, ma si aspetta Rutelli
I sindacati locali hanno bloccato la prima del Parsifal al San Carlo a Napoli, dove è previsto l'arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione è stata presa in linea con le indicazioni dei sindacati nazionali, che hanno deciso di sospendere tutte le prime. Il ministro della Cultura, Francesco Rutelli, ha convocato un vertice per martedì per discutere la vertenza. La protesta potrebbe rientrare se i sindacati accetteranno le proposte del governo. La vertenza ruota intorno ai problemi dell'integrativo al Teatro alla Scala, dove il sovrintendente Lisner ha imposto turni di lavoro più serrati senza corrispettivi economici.
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