Il ministro della cultura, Giuliano Urbani, non ha affatto gradito gli sfoghi dei Soprindententì di Venezia e del Veneto orientale (Rossini e Monti), che sul Gazzettino hanno denunciato una crisi di risorse tale da non poter pagare nemmeno le bollette, nonché il pericolo di vendita di alcuni tesori artistici della città e della provincia. Urbani ieri ha nettamente smentito che ci sia la volontà di vendere beni di alto valore culturale. «Affermare queste cose - ha detto - è una falsità. Non c'è arrivata richiesta in merito e se mai, per assurdo, dovesse arrivare una proposta simile, diremmo un "no" grande quanto il Ponte di Rialto». Dunque sono due le questioni sulle quali il ministero ai Beni culturali risponde ai Soprindententi. La prima è quella della nuova legge che sdemanializza gli immobili degli enti pubblici, consentendone la cartolarizzazione, e che affida alle Soprintendenze la verifica del valore artistico e culturale del bene da vendere, con un'istruttoria che deve durare al massimo 120 giorni. Tempi troppo brevi, secondo i Soprintendenti, che rischiano di far scattare il "silenzio assenso", vale a dire di mettere sulla lista di vendita quel patrimonio che, per svista o per impossibilità tecnica, non riceverà la "patente" di bene da tutelare. E il ministro Urbani risponde: «Sarà l'Agenzia del demanio a indicare quali sono gli immobili da vendere e su questi chiederà il parere alle Soprintendenze, che possono dare tre risposte: dire di no per il valore culturale del bene, acconsentire alla vendita a patto che si rispetti la destinazione, approvare la cartolarizzazione». Il ministro, fa sapere l'ufficio stampa, ha già diramato direttive per dire che, se la Soprintendenza non farà in tempo a esprimere il suo parere, potrà, nel dubbio, opporre parere negativo alla vendita. «La precedenza - prosegue Urbani - verrà data ovviamente a quegli immobili di proprietà di enti pubblici come Inps o Inail che sono fruibili come appartamenti. E quindi il 95 per cento del patrimonio non avrà valore artistico. Per il restante 5 per cento, comunque non verranno venduti palazzi che ospitano funzioni pubbliche, come musei, ospedali, chiese e uffici. Esiste tra l'altro un codice dei beni culturali che vieta l'alienazione di stabili di particolare rilievo artistico e culturale adibiti a uso pubblico. Per gli altri, potrebbero esserci casi di palazzi di un certo valore che vengono cartolarizzati, ma si tratta di strutture vuote che costituiscono un onere per l'ente pubblico. Prendiamo palazzo Pisani Moretta a Venezia: se è stato recuperato lo si deve ai privati. Forse, se fosse rimasto pubblico, sarebbe in condizioni fatiscenti». Sul secondo punto, quello dei soldi alle Soprintendenze, il ministero smentisce i responsabili delle sedi veneziane. «Non è vero - dicono i collaboratori del ministro - che a Venezia sono stati ridotti i fondi per attività culturali. Al contrario, sono aumentati, basti ricordare i contributi per la Fenice e per l'Accademia. Si tratta di finanziamenti straordinari, per l'Accademia circa 5 milioni di euro che arrivano dai proventi del Lotto. Quanto ai tagli alle spese, è vero, c'è la necessità di un ridimensionamento, che il governo ha chiesto a tutti i ministeri. Ma i Soprintendenti hanno grande autonomia di gestione. Nessuno li obbliga a tagliare luce e telefoni, si può intervenire su altre spese superflue».
"Soprintendenze, i soldi ci sono"
Il ministro della cultura Giuliano Urbani ha smentito le affermazioni dei Soprintendenti di Venezia e del Veneto orientale secondo cui la crisi di risorse sta mettendo a rischio la vendita di alcuni tesori artistici della città e della provincia. Urbani ha affermato che non c'è la volontà di vendere beni di alto valore culturale e che il ministero ai Beni culturali risponde alle preoccupazioni dei Soprintendenti. Il ministro ha spiegato che la nuova legge che sdemanializza gli immobili degli enti pubblici consentirà alle Soprintendenze di verificare il valore artistico e culturale del bene da vendere, ma che il processo di verifica dovrà durare al massimo 120 giorni.
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