E' pronta la bozza che dovrà stabilire i criteri con cui definire la non prestabilità delle opere del patrimonio artistico italiano. Una notizia a lungo attesa che, però, è buona solo a metà. Perché sulla lista delle opere inalienabili, secondo quanto dice la bozza, l'ultima parola spetterebbe al ministro dei Beni culturali. Come è avvenuto l'agosto scorso, con l'Annunciazione di Leonardo. Ricordate le polemiche sulla decisione di prestare L'Annunciazione di Leonardo da Vinci al Giappone? Il senatore fiorentino Paoio Amato (Fi) arrivò addirittura a incatenarsi ai cancelli degli Uffizi per impedire che il capolavoro prendesse il volo verso il Sole levante. Un sit-in di protesta per impedire il viaggio dell'Annunciazione venne annunciato da uno dei massimi studiosi dell'artista, il professor Carlo Pedretti dell'Università della California e direttore dell'Hammer Center for Leonardo Studies, II soprintendente al Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci ,da parte sua ci teneva a scindere le responsabilità: «Se fosse dipeso da me non l'avrei mai prestata. Il fatto è, specificava però il funzionario, che l'ambasciatore d'Italia a Tokyo, Mario Bova, ha trattato direttamente, e scorrettamente, con Rutelli. Ha ottenuto il prestito e basta». Una circuizione di ministro praticamente. Polemiche inutili però, perché ormai il dado era tratto. Rutelli non sentiva ragioni, l'Annunciazione sarebbe partita. A Tokyo ì giapponesi sgomitavano per vederla, per settimane il quadro di Leonardo era diventato un ossessione, un logo per magliette, manifesti, tazze da caffè. 1 tabelloni elettronici la sparavano a intermittenza sui grattacieli della megalopoli. Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli gongolava: «Visto, diceva, l'avevo detto io che era un affare». Il brand-Italia nei mondo, questa la dottrina Rutelli, è bellezza più cultura: esportiamolo dunque Ma se fosse così facile perché allora gli altri musei europei non prestano praticamente mai, salvo casi assolutamente eccezionali, le loro opere d'arte? Diventava di dominio pubblico il problema dell'esportazione di opere d'arte di inestimabile valore, nonché dei continui prestiti di dipinti tra i diversi musei o mostre Critici, storici studiosi chiedono a questo punto a Rutelli di stabilire una seria e accurata regolamentazione per disciplinare i prestito delle opere d'arte Ora, dopo un anno di attesa ecco che finalmente la commissione ministeriale istituita da Rutelli, con la missione di stilare una black list di opere d'arte imprestabili, presenta la sua proposta. Una serie di linee guida al non prestito con tanto di criteri di inamovibilità per le opere più significative del patrimonio artistico italiano. Solo che nella bozza è prevista una clausola che inficia tutto: l'intrasferibilità con riserva. Tradotto: certe opere non si possono trasferire, a meno che opportunità politiche o d'immagine lo richiedessero. Insomma certe opere non sono trasferibili, ma anche sì. Cosi è, se vi pare.