I sindaci contro le pretese degli ex reali "Hanno venduto. Adesso cosa vogliono" I nostri castelli sono al sicuro. Parola dei sindaci dei Comuni che ospitano le "residenze sabaude", dopo la notizia della causa intentata, nei confronti dello Stato, da Vittorio Emanuele e dal figlio Emanuele Filiberto. I Savoia chiedono come risarcimento 260 milioni e gli immobili confiscati alla famiglia reale con la nascita della Repubblica? "Noi siamo tranquilli - è il coro degli amministratori - anche perché a quel tempo i castelli erano già stati ceduti regolarmente allo Stato. Questa storia non ci riguarda: i nostri abitanti non devono temere in alcun modo". Da Agliè a Rivoli e Venaria Reale, da Moncalieri a Nichelino, con la sua palazzina di caccia di Stupinigi, è un coro: "Giù le mani dai nostri tesori". Perché è la storia che parla. «Questa presa di posizione dei due Savoia fa ridere - esordisce il sindaco di Agliè, Giovanni Rossi - Per di più, se qualcuno pensa che il nostro castello possa tornare nelle loro mani si sbaglia di grosso: nel 1939 i duchi di Genova l'avevano venduto allo Stato per 8 milioni di lire». Niente da fare, insomma, in questo borgo che conserva ben visibili le effigi di casa Savoia su monumenti e arredo urbano. Ma soltanto per rinsaldare la memoria storica e offrirla come richiamo turistico: è lo stesso messaggio lanciato dagli altri Comuni dell'associazione piemontese delle residenze sabaude. Al castello di Agliè non è la prima volta che viene messa in discussione la proprietà: era successo nel 2000, quando il palazzo finì nella lista dei beni alienabili dello Stato. Ma la Soprintendenza ai beni architettonici allora parlò di un errore clamoroso. A Venaria Reale il Comune reagisce alla notizia più o meno nello stesso modo: "Niente paura, la Reggia venne venduta all'esercito italiano dopo le guerre napoleoniche", sottolinea il sindaco Nicola Pollari. Così a Moncalieri, a Stupinigi (che passò al demanio e quindi all'Ordine Mauriziano tra il 1919 e il 1925) e a Rivoli: "II Comune lo acquistò nel 1883 con 400 azioni da 250 lire, c'è tanto di atto notarile. Il sindaco di allora, Bollani, ebbe una gran lungimiranza - spiega il primo cittadino Guido Tallone - perché adesso appartiene a tutti i rivolesi. Ed è il nostro orgoglio più grande". Reggia di Venaria, invece sono andati in direzione opposta. Da parte nostra li abbiamo invitati come forma di cortesia. Attenzione però a non fare di tutt'erba un fascio: altri Savoia si dimostrano più generosi e attenti alle relazioni. Come Maria Gabriella, che è sempre disponibile con la sua fondazione e come anche gli Aosta, che hanno proposto più volte prestiti di opere d'arte e oggetti di famiglia». Pensa che alcuni monumenti possano davvero tornare in mano loro? «Stiamo parlando di un'iniziativa giuridicamente inconsistente. E poi la storia è fatta di percorsi, non di risarcimenti: allora non esisterebbero più il Museo Egizio o il Louvre, perché tutte le opere d'arte finirebbero per essere restituite ai Paesi di provenienza».
Indietro Savoia. "Giù le mani dai nostri castelli"
I sindaci dei Comuni che ospitano le "residenze sabaude" in Piemonte hanno espresso solidarietà nei confronti della famiglia reale, dopo la notizia della causa intentata, nei confronti dello Stato, da Vittorio Emanuele e dal figlio Emanuele Filiberto. I Savoia chiedono 260 milioni di risarcimento per gli immobili confiscati alla famiglia reale con la nascita della Repubblica. I sindaci sostengono che i castelli erano già stati ceduti regolarmente allo Stato e che non è una questione che riguarda i loro abitanti. Alcuni Comuni, come Agliè, hanno già avuto problemi con la proprietà del castello, che fu venduto allo Stato nel 1939.
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