Ecco come sta cambiando e come sarà, sotto la guida di Tadao Andò, l'edificio che ospiterà la collezione di Pinault Venezia. Il giorno scelto per la visita non è dei migliori. La folla in pellegrinaggio alla Basilica della Salute, tuttavia, non è di disturbo per il viaggio che ci porterà all'interno degli edifici di Punta della Dogana. Le pareti in muratura leggera che separavano i singoli uffici dell'amministrazione finanziaria, a lungo ospitati entro una parte consistente dei capannoni secenteschi, dovrebbero essere quasi scomparse. La storia recente di questo complesso è nota: nei giugno 2006 la concessione di 99 anni al Comune da parte dell'Agenzia del Demanio e l'anno successivo l'assegnazione per un trentennio a Palazzo Grassi con lo scopo di realizzare un centro d'arte contemporanea. Monique Veaute, direttrice dell'istituzione culturale presieduta dal magnate Frangois Pinault, ci attende all'ingresso per mostrare che sta succedendo nel cantiere, i lavori che sono stati realizzati e quelli che dovranno esserlo entro breve. «Ecco - ci mostra - questa è la situazione. Non è stato toccato niente che non fosse recente, come d'accordo con la Soprintendenza. Questo salone, che ospiterà il famoso "cubo" come vedete esisteva anche prima». È questo lo spazio in cui andranno esposte le opere "ingombranti". Al momento è tutto mattoni faccia a vista e capriate lignee, ma nel progetto dell'architetto giapponese Tadao Andò è prevista la realizzazione al suo interno di una parete in cemento armato. Un materiale da lui prediletto e che costituirà l'aggiunta e la sua "firma" nella ristrutturazione del complesso. Tra i rilievi fatti dalla Commissione di Salvaguardia (che all'inizio del mese aveva approvato solo il restauro conservativo, bloccando momentaneamente il resto), c'è quello che riguarda eventuali nuove aperture attraverso le spesse pareti in mattoni, per completare un percorso circolare tra gli spazi espositivi. Osservando il disegno e ciò che si vede in realtà nelle sale messe in sicurezza, le aperture che mettono in comunicazione i vari capannoni ci sarebbero già tutte. In direzione del campo della Salute, si trovano gli unici locali che non abbiamo visitato e che costituiranno il "corridoio" (con i servizi igienici e la biglietteria) che partirà dall'ingresso, in campo della Salute. Soluzione sulla quale alcuni componenti della Salvaguardia hanno bollato come illogica, sostenendo che l'entrata naturale dovrebbe trovarsi proprio sulla Punta. Partendo dalla sala grande, in direzione della "prua", ci sono ancora molte pareti posticce che delimitano piccole sale; il progetto Andò ne prevede la demolizione, per restituire ai capannoni le dimensioni originane, necessarie tra l'altro alle esposizioni di arte contemporanea. Nella collezione Pinault, i cui pezzi migliori saranno esposti proprio qui, la pittura e la scultura comunemente concepite si alternano ad installazioni che richiedono molto spazio e a volte anche strutture piuttosto resistenti. Ecco il perché del cemento armato, che tuttavia non sarà ancorato in alcun modo alle pareti storiche. Il pavimento, in questi locali dal soffitto non troppo alto, è cosparso di detriti, residui di demolizioni negli ex uffici della Dogana che devono ancora essere rimossi. Proseguendo ancora, si entra in quella che dovrà essere la caffetteria - libreria di questo polo museale, la quale comprenderà anche la torre con due piccole terrazze per godere di una vista mozzafiato. Nell'estrema punta si trovava fino a non molto tempo fa, la cosiddetta "sala delle vittorie", la segreteria e sede amministrativa della Canottieri Bucintoro, gloriosa società sportiva veneziana con 125 anni di storia sul groppone e della quale nessuno pare essersi accorto fino a quando non è arrivato il momento dello sgombero. Se il locale in punta è stato abbandonato da anni a causa del pericolo di crolli, il cantiere collocato nell'ultimo dei capannoni del futuro museo del contemporaneo, è rimasto attivo e i suoi atleti hanno sfidato tutti i giorni i flutti del canale della Giudecca. In questi giorni le barche stanno traslocando verso i Magazzini del Sale. In alto, dopo due rampe di scale, una vecchia finestra si apre sul canal Grande e sui tetti, che rendono giustizia della vastità del complesso dell'ex "Dogana da Mar". Proprio tra le creste dovrebbero trovare posto gli impianti di climatizzazione, dei quali la Salvaguardia non ha voluto sentir parlare. Per lo meno in quella posizione. «Lunedì - aggiunge la direttrice - i tecnici della Salvaguardia verranno in visita proprio qui e martedì ci sarà un'ulteriore riunione». Guardando giù, si vedono i sommozzatori che lavorano per il Magistrato alle Acque impegnati a lavorare nelle fredde e torbide acque del canal Grande. Al primo piano ci saranno 1.420 metri quadrati di superficie espositiva e anche qui in molti punti fervono i lavori. Ciò che sorprende è la pulizia estrema: per essere un cantiere c'è perfino poca polvere. Nella stanza che al momento guarda il salone centrale a tutta altezza, alcuni tecnici sperimentano le tecniche per la pulizia e il restauro delle pareti in mattoni. «Sono impegnati - spiega la direttrice di Palazzo Grassi - in un'operazione di "cuci-scuci", che significa togliere i mattoni uno per uno, controllarli, pulirli e rimetterli nella posizione originaria». Un altro mostra le soluzioni utilizzate sui mattoni: spazzolatura a mano della parete, imbiancatura, sabbiatura leggera, sabbiatura un po' più pesante. L'ultima parola spetterà alla soprintendente Renata Codello, che dicono visiti di frequente il cantiere. Verso campo della Salute, un assaggio di com'era la situazione: pareti storte che sembrano essere state messe lì per caso, uffici piccoli, grigi e scuri, con le porte color crema e le scrivanie in metallo grigio con il piano in plastica verde coperto da un vetro. Roba d'altri tempi, destinata a finire in discarica con la sicurezza che nessuno piangerà per la nostalgia. Un progetto da 20 milioni per trent'anni Sarà inaugurato nel giugno 2009, in concomitanza con la prossima Biennale, il Centro dell'arte contemporanea di Punta della Dogana. Così annunciano a Palazzo Grassi e così vuole anche il Comune. Sempre che non ci siano inghippi nelle autorizzazioni. Il progetto di Tadao Andò, riguarda una superficie totale di 4.290 metri quadrati, dei quali 3.040 destinati a superficie espositiva, distribuiti su due piani. Ci sarà anche un caffè letterario con punto vendita di libri sull'arte contemporanea, dal quale si potrà accedere alla terrazza panoramica della torre. L'importo dei lavori, che si prevedono di 14 mesi, è di 20 milioni di euro. Ad eseguirli è la Dottar Spa, che ha realizzato tra l'altro i restauri di San Francesco della Vigna, della torre dell'Orologio, della chiesa di San Giorgio e anche il restyling di palazzo Grassi. Rive consolidate entro dicembre. Anche i sub al lavoro Ci sono anche i sommozzatori al lavoro negli ultimi 43 metri di riva interessati dai lavori di consolidamento ad opera del Magistrato alle Acque. Questo perché l'intervento è realizzato senza dover mettere in secco la riva. Verrà rafforzato il piede del muro di sponda con l'infissione di palancole e la realizzazione di un cordolo terminale antiscalzamento. Nelle zone soggette ad erosione del fondale sono in corso iniezioni subacquee di calcestruzzo speciale. Si provvedere poi al restauro e al ripristino degli elementi in pietra lesionati e al consolidamento della muratura mediante iniezioni di malta. Allo scopo, una parte dei "masegni" è stata rimossa, restaurata e reinserita nel contesto originario. Infine, sarà restaurato il coronamento in pietra calcarea bianca.