«Dateci funzionari e strumenti per consentire di applicare la riforma dei beni culturali». Un unico grido d'allarme rivolto al ministro competente Giuliano Urbani si leva dalle sovrintendenze sarde come da quelle lombarde e trova una cassa di risonanza nella Borsa dei beni culturali e del turismo sostenibile che si è conclusa ieri a Cagliari con una tavola rotonda. La preoccupazione di chi deve tutelare il patrimonio archeologico, storico, artistico e ambientale nasce dal fatto che entro il 2004 il cosiddetto Codice Urbani diventerà legge. Si tratta di un testo unico che contiene tutte le norme sulla valorizzazione di monumenti e opere d'arte e con il quale si potrà stabilire quali immobili dello Stato potranno essere ceduti ai privati. L'investitore deve semplicemente fare una domanda e avrà diritto a una risposta entro 120 giorni. In caso contrario vale il principio del silenzio-assenso. «Al momento non abbiamo nemmeno un elenco dei beni censiti, perché il demanio, al quale abbiamo inoltrato una richiesta, non ce l'ha ancora fornito». Il sovrintendente regionale Paolo Scarpellini non dissimula il suo disappunto: «Continuando così ci troveremo nelle condizioni di non poter gestire le richieste dei privati. Il silenzio-assenso è uno strumento pericoloso e per questo c'è preoccupazione. Noi siamo degli esecutori, non entriamo nel merito delle leggi. Tutto dipende da come si applicano». Ma all'asta non finiranno solo vecchie carceri e caserme da risanare. Prestigiosi palazzi molto remunerativi al centro delle città saranno messi in vendita «correndo naturalmente dei rischi», sottolinea la sovrintendente della Lombardia Carla Di Francesco. Il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono, presente alla tavola rotonda di ieri, freneticamente coordinata da Alan Friedman, rassicura: «I tesori del nostro paese non devono essere svenduti. Per questo li distingueremo in beni incedibili per definizione e in beni alienabili rispettando o meno la destinazione d uso. La norma del silenzio assenso - continua il sottosegretario - serve per evitare l'immobilismo della pubblica amministrazione». L'Urbani pensiero tende dunque a sciogliere quel vincolo di sacralità che sino a oggi avrebbe ingabbiato i monumenti e cerca di spianare la strada all'intervento esterno: «Lo Stato stanzia appena 500 milioni di euro all'anno per la tutela del patrimonio artistico: non possiamo più permetterci di rinunciare al contributo del privato», aggiunge ancora Nicola Bono. Il turismo culturale in Sardegna incide sul prodotto interno al 12 per cento. Una cifra non incoraggiante che presuppone ancora molta strada da fare. Il sovrintendente archeologico di Cagliari e Oristano Vincenzo Santoni ne indica una: «Dobbiamo valorizzare l'identità territoriale, puntare sui campanilismi. Solo così da noi si potrà parlare di vera economia della cultura».