Tanti anni fa, quando la mia generazione si accostava per la prima volta all'archeologia e alla storia di Roma, vigeva un postulato apparentemente inattaccabile: prima del VI-V secolo avanti Cristo, sulla più antica storia di Roma non si poteva dire nulla di certo. La sola cosa certa era che i miti della fondazione, dei re, delle prime guerre e, prima ancora, dello sbarco di Enea nel Lazio erano, appunto, soltanto dei miti che le famiglie patrizie tramandavano, ritoccandoli, magari, per dare importanza alla propria stirpe. Leggende gentilizie tramandate nei secoli, ma prive di basi storiche e archeologiche accettabili. A dire il vero c'era chi dubitava di una rimozione così ferrea, ma la main stream dell'Antichità era questa. Né valeva, a pensarci bene, nemmeno la serie di pitture della tomba François di Vulci, dove apparivano personaggi storici: Mastarna (Servio Tullio), Aile e Caile Vipinas (Aulo e Celio Vibenna), Cnaive Tarchunies Rumach (Cneo Tarquinio il romano)... Poi le cose iniziarono a cambiare e come cambiarono. Non solo gli scavi nel Foro, sul Palatino delinearono un quadro diverso. Ma ci fu un evento che costituisce, ancora oggi, una pietra miliare. L'evento fu la scoperta a Pratica di Mare della cosiddetta Tomba di Enea, delle statue, degli altari, di un apparato templare arcaico. Il ritrovamento si deve a Paolo Sommella. Intendiamoci, nessuno sostiene che quelli ritrovati fossero davvero la tomba e gli altari dell'eroe troiano. Ma, ed è importante, i ritrovamenti testimoniarono che i romani credevano davvero che lì fossero le tracce di Enea da cui ebbe inizio la leggenda di Roma. Quello fu l'incipit e che incipit. Ma altre scoperte dovettero seguire per far sì che l'epoca dei re mitici uscisse dalle ombre, appunto, della mitologia per entrare a far parte della storia. E queste scoperte si devono in grandissima parte ad Andrea Carandini, l'archeologo che sta ricostruendo il passato primigenio di Roma. Il professore che ha trovato nel Foro Romano non solo le tracce della casa delle Vestali, della primitiva reggia di Romolo (o di chiunque fosse), che ha scoperto le tracce della fondazione. Tracce che, datate, risalgono alla metà dell'VIII secolo prima di Cristo, praticamente a quel 754-753 a.C., che la tradizione ci ha conservato. E anche il 21 aprile, data della fondazione, non è affatto una data qualsiasi. Il 21 aprile era il capodanno dell'anno pastorale, era il tempo in cui nascevano gli agnellini e i capretti, il tempo in cui si iniziava a preparare la migrazione dalle pianure verso i colli. Tempo di pastori non ancora agricoltori. Tempo testimoniato tra l'altro da una parola che usiamo anche noi: farina. Farina deriva da farro, un cereale più rustico e usato prima del frumento. Il primo cereale con cui furono impastate le primitive focacce nel Lazio. Carandini ha reso partecipi delle sue scoperte con una ormai celebre conferenza all'Auditorium e con alcuni libri che rimarranno (come, ad esempio Roma, il primo giorno, edito da Laterza). Ora ecco il Lupercale, cioè quello che i romani, fin dai tempi più antichi, forse addirittura prima della fondazione della città da parte di un re che forse si chiamava Romolo, credevano fosse la grotta sacra a Fauno e a Pico, dove la lupa allattò i gemelli. Il mito si è preso la sua rivincita sugli scettici e sugli ipercritici. E, forse, non siamo che all'inizio di altre strabilianti scoperte che serviranno a far luce su due cose, le origini antichissime di Roma o, meglio, su quelle che i romani pensavano fossero tali.
ROMA - Tanti anni fa, quando la mia generazione si accostava per la prima volta all'archeologia...
Nel VI-V secolo a.C., la storia di Roma era considerata inesplorabile, con solo miti gentilizie tramandati dalle famiglie patrizie. Tuttavia, con gli scavi e le scoperte archeologiche, iniziò a emergere una nuova comprensione della storia di Roma. La scoperta della Tomba di Enea a Pratica di Mare, con statue e altari arcaici, fu un punto di svolta. Nonostante non si possa dire che i ritrovamenti fossero la vera tomba di Enea, dimostrarono che i romani credevano che fossero le tracce dell'eroe troiano. Questa scoperta fu seguita da altre, come quelle di Andrea Carandini, che ha ricostruito il passato primigenio di Roma.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo