Ancora diciotto mesi e San Nicola della Palma (il complesso dell'ex Orfanotrofio) sarà di nuovo della città. E diventerà polo per le attività culturali. Il sindaco Vincenzo De Luca (nella foto) ieri mattina ha dato il via ai lavori. Nel caso dello storico edificio più che di un inizio si dovrebbe parlare di una ripresa dei lavori. Da quattro anni, circa, è infatti fermo il recupero. Proprio dove Menna segnò la svolta di Salerno, restituendo dignità a centinaia di orfani, presto sorgerà un polo della cultura: un auditorium da 300 posti; due sale di ascolto da circa 100 posti; una piazza belvedere da adibire in estate a teatro all'aperto; un percorso archeologico per ammirare l'acquedotto romano e le terme tardo bizantine, un museo archeologico. La dismissione nel 1986 Nel 2004 l'ok al progetto Quattro mesi fa l'apertura Monterrey. Per entrare nel «Horno 3» si pagano 80 pesetas (circa 6 euro). A mezzogiorno esatto suona ancora la sirena, la stessa che indicava agli operai la sosta per il pranzo. Ogni mattina un vecchietto raduna i visitatori, soprattutto ragazzini, e racconta loro com'era lavorare lì dentro tra le colate di ferro. Di sera, invece, lo show diventa musicale e tecnologico, un filmato mostra il passato e si finisce tra fuochi d'artificio. Lo «Horno 3», l'altoforno 3, era il cuore della Fundidora di Monterrey, la fonderia, 80 ettari ai margini della capitale industriale del Nuevo Leòn, dove il Messico assomiglia tanto al vicino Texas e per strada girano più cowboy che sombreri. Attiva dal 1900, la fonderia ha creato la ricchezza di questo angolo di centroamerica. Ha funzionato fino all'86 quando, tra mille polemiche, venne chiusa. Una storia, la sua, che assomiglia tanto a quella di Bagnoli con il dolore della dismissione, il futuro da ripensare. Solo che qui, a Monterrey, nel 2004 è stato varato un progetto di recupero e riconversione dell'impianto siderurgico, completato a tempo di record. Solo per lo «Horno 3» sono stati spesi 36 milioni di dollari, un terzo a carico dello Stato, due terzi da aziende siderurgiche nazionali. Ad agosto scorso è stato inaugurato il nuovo parco Fundidora che ospita fino all'8 dicembre il Forum universale delle Culture, la grande kermesse patrocinata dall'Unesco cui Napoli è candidata per il 2013. Con un piano ambizioso. La vetrina internazionale prevede infatti un mese di eventi puntati su: «Memoria del futuro: conoscere le proprie radici per progettare il futuro comune». Ma sopratutto, con una spesa che supera complessivamente il miliardo di euro, il piano relativo al Forum prevede che la parte occidentale della città sia al centro di una serie di interventi che colmerebbero finalmente uno dei più rilevanti «vuoti urbani» di tutt'Europa, simbolo di degrado ma anche uno dei luoghi più suggestivi della città praticamente inutilizzato dal 20 ottobre del '90, quando fu fermata per sempre la linea a caldo dell'Italsider. Punto nodale del progetto di recupero è il viale Giochi del Mediterraneo: da una parte c'è la Mostra d'Oltremare, da un altro Bagnoli e l'area della Nato con l'ex collegio Ciano che dovrebbe essere liberato nel 2008, in tempo per essere trasformato in un grande centro di soggiorno. Insomma, un piano che ricorda molto da vicino l'intervento già realizzato a Monterrey dove gli 80 ettari del complesso industriale sono diventati un polmone verde, con giardini, laghetti, alberghi, ristoranti, impianti sportivi. I capannoni dei laminatoi sono stati trasformati in enormi centri espositivi, con sale per incontri, convegni, spettacoli e un'arena da 16mila posti. E anche il vecchio altoforno, lo «Horno 3» ha un volto nuovo: oggi è il museo del ferro e dell'acciaio, offre centoquaranta installazioni multimediali che raccontano la storia della trasformazione dell'acciaio nella regione, il suo contributo allo sviluppo economico della zona ma anche il ruolo che il ferro e l'acciaio hanno giocato nella modernizzazione del Messico e della vita di tutti i giorni. Tutto è documentato: dall'uso delle travi per costruire i primi edifici a più piani, ai frigoriferi, alle prime automobili, con tanto di fotografie un po' ingiallite degli impianti e di quanti ci lavoravano. Rari documenti di archeologia industriale s'alternano ad angoli che fanno pensare a Disneyland. Come quando, attraverso un ponticello, si entra in quello che era il cuore pulsante dell'altoforno dove sono intatti i resti dell'ultima colata, in un'atmosfera cupa con luci soffuse e rossastre. Due ascensori in diagonale che in passato trasportavano i minerali da fondere, invece, ora accompagnano i visitatori più spericolati fino alla cima dell'impianto da dove si può ammirare il panorama di tutta Monterrey, una città senza particolari attrattive in una zona desertica che negli ultimi anni s'è dotata di strutture e infrastrutture all'avanguardia, strade, musei, una piazza che vanta d'essere la seconda più grande al mondo dopo la Piazza Rossa. Ma anche una città centro di eccellenza nel campo della formazione e dell'istruzione con la più alta percentuale di scuole, istituti e centri di educazione superiore di tutto il Messico. Anche per questo, la Fondazione che si occupa di promuovere i Forum delle culture con base a Barcellona - sede del primo Forum nel 2004 - scelse di fare di Monterrey la seconda città al mondo che ospita l'evento. La terza dovrebbe essere Valparaiso, la quarta Napoli. Chissà.