«Non c'è nessun rischio di svendita del patrimonio culturale italiano. Vendite e cartolarizzazioni sono però utili ai fini del risanamento dei conti Pubblici, dell'opportunità di fare nuovi investimenti e di evitare di incidere maggiormente sulle tasche dei cittadini». L'assicurazione è contenuta in un messaggio, fatto pervenire ieri in occasione della Borsa italiana del turismo, del ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani. Rappresentato, nella conferenza di Cagliari, dal sottosegretario Nicola Bono. Secondo il ministro «il demanio pubblico è vastisimo e ciò che di esso riveste interesse artistico è solo la minima parte. Si pensi alle tante caserme abbandonate e agli ex ospedali militari che insistono a volte proprio nel centro delle città. Esse, ormai vuote, rappresentano un vero e proprio buco nero nel tessuto urbano e producono un degrado sociale, civile e urbanistico del territorio. È quindi necessario facilitarne la riqualificazione, collaborando attivamente con gli enti locali e con i privati desiderosi di investire. Lo stesso dicasi per le carceri. Infine per quanto riguarda gli edifici di valore artistico non sarà possibile snaturarne la struttura o demolirli, ma sicuramente potranno avere un utilizzo compatibile con il tessuto urbano che li circonda». E, a proposito del condono per i proprietari di beni archeologici, secondo il ministro si tratta solo «di un censimento dei beni archeologici e artistici in possesso di privati che sarebbero stati registrati nei cataloghi delle soprintendenze, divenendo così proprietà dello Stato che ne avrebbe concesso la custodia dietro la garanzia di consentirne l'accesso agli studiosi e la disponibilità per mostre ed esposizioni. Il decreto, tuttavia, non è stato ancora approvato dal consiglio dei ministri». Nel suo messaggio Urbani ha anche parlato del nuovo codice dei beni culturali, che raccoglie in 184 articoli l'intera normativa riguardante il patrimonio storico e artistico del paese. Attualmente l'iter di attuazione del codice prevede l'esame della conferenza Stato-Regioni e delle commissioni di merito, della Camera e del Senato che sottoporranno i loro pareri alla nostra valutazione. E ancora: «il paesaggio fa parte a pieno diritto della nostra identità culturale e, per questo, vogliamo attuare quanto previsto dalla convenzione di Firenze (firmata il 20 ottobre 2000 e in corso di ratifica) che prevede la partecipazione e la sensibilizzazione delle comunità locali». Ieri, nel corso della seconda giornata di lavori, è intervenuto anche l'ingegner Gualtiero Cualbu, imprenditore e membro del comitato di presidenza dell'Ance. «In un paese ha detto che va perdendo competitivita in campo industriale, che ha grandi difficoltà a tenere il passo dello sviluppo imposto dalla globalizzazione, credo sia giunto il momento di considerare il nostro grande bacino culturale come opportunità unica e specifica in grado di attivare la vera new economy culturale. New economy che ci vedrebbe sicuramente leader nel mondo». Infine c'è stato un faccia a faccia tra i soprintendenti delle Regioni Lombardia e Sardegna (Carla Di Francesco e Paolo Scarpellini) sul ruolo e sulle relazioni fra lo Stato e le Regioni nella valorizzazione dei beni culturali. Il tema della questione fiscale, invece, è stato presentato da Fabio Morera, generale comandante della Guardia di finanza della Regione Sardegna, che ha esposto alcune considerazioni sulle difficoltà di sopraffare il mercato nero delle opere d'arte e dei reperti archeologici.