Ok già da un anno. Ma nonostante la fame di spazi, resta tabù -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. E' un miraggio, non può essere altrimenti. Come le palme prima di arrivare all'oasi di Tozeur per i cammellieri berberi. Eppure gli abitanti di via Pio Alberto Del Corona giurano che lì, alle spalle del profilo ottocentesco del Cisternone, un parcheggio c'è davvero: un fabbricato di cemento armato, 120 posti auto. Ma non può essere che un miraggio: mai vista lì dentro una Panda o una Ford, neanche una Matiz o un Suv, mai. Eppure è pronto dall'estate dello scorso anno. E' stato realizzato sul retro della striscia degli edifici allineati su lato pari nell'ultimo tratto di via Del Corona prima dell'incrocio con via Sproni: la sagoma sbuca al di là del cortiletto interno al numero 70 chiuso da un cancellone zincato, oltre il varco che al piano terra fora la linea degli edifici e passa l'abitazione del primo piano. Vuoto, vuotissimo: sempre. Eppure la fame di auto c'è, eccome: siamo a due passi dal centro (e a uno dagli uffici giudiziari di via de Larderel con l'andirivieni quotidiano di un reggimento di avvocati). La riprova? Basta mettersi a caccia d'un buco dove lasciare l'auto senza correre il rischio di beccarsi una multa: abbiamo gironzolato inutilmente per 23 minuti lunedì a fine mattinata e 31 l'indomani fra via Sproni, via Mentana e via Del Corona. Il parcheggio è in un'area di 40 metri per 30 in cui, in virtù della convenzione con il Comune per l'operazione ex Peroni (ok dal consiglio comunale nella primavera 2002), l'impresa capofila Bottoni si impegnò a costruire un'opera di pubblica utilità. E in quella zona è difficile pensare a qualcosa di più utile di 120 posti auto. Peccato che siano rinchiusi in un sarcofago-fantasma che nessuno può adoperare e, al di fuori delle famiglie della zona, praticamente nessuno conosce. Lontano dagli occhi, lontano dalle lamentazioni. E' singolare, in effetti, che finora questa patata bollente non abbia ancora "bucato" la coltre delle piccole beghe di quartiere e non sia diventata un guaio cittadino: in circoscrizione è finita a più riprese nel menù sia delle sedute consiliari sia dei dibattiti con i cittadini, l'ultimo dei quali pochi giorni fa alla presenza del sindaco. Nel frattempo, sulla pavimentazione del parcheggio-fantasma sono spuntate erbacce alte perfino più di mezzo metro anziché i pneumatici delle auto. Niente di più paradossale: con la fame di auto che c'è, ecco uno stock di 120 posti che rimangono da quasi un anno e mezzo nel congelatore. Inutilizzati. Ancor più paradossale però sarebbe la soluzione di aprirlo con il viavai di veicoli in entrata-uscita costretti a passare dal cortiletto interno di una abitazione privata. In realtà, la strada d'accesso dovrebbe essere un'altra: però ancora non c'è. E' da realizzare oltre l'ultima cantonata in direzione Cisternone, praticamente di fronte allo sbocco di via Sproni. Ma c'è un "ma": è una stradina da nulla, un appaltuccio da qualche decina di migliaia di euro. Sta dentro una mega-riorganizzazione di parcheggi, traffico e soste sulla quale a Palazzo civico si sta lavorando da almeno un anno: abbraccia tutti lo spicchio di città compreso fra viale Carducci e via Gramsci, fra chiesa di Sant'Andrea, ex Palazzo di Vetro e ospedale. E il "ma"? E' l'altolà che, stando a quanto è stato possibile ricostruire in questa storia di specchi, sarebbe arrivato dalla Soprintendenza: fonti all'interno di Palazzo civico riferiscono che l'organo di tutela dei beni architettonici ha dato semaforo rosso perché teme che questo riassetto finisca per danneggiare il Cisternone sotto l'assedio del traffico caos. Risultato: la pratica non fa un passo, il parcheggio è un monumento all'Incompiuta (Amministrativa). Oltretutto per certi versi la strada già c'è: è quella che passa proprio accanto al Cisternone, ma di fianco all'edicola è sbarrata da un cancellone che dovrebbe star lì a impedire il passaggio pubblico. E' l'accesso alle aree di alcuni fabbricati di proprietà comunale fra l'ex Parterre e il retro del Cisternone. Però la Soprintendenza non sente storie: bisogna difendere il capolavoro dell'architetto Poccianti che, a distanza di quasi due secoli, serve ancora come principale serbatoio di acqua potabile per la città. Intanto, anche oggi il parcheggio resterà un Ufo: vuoto, così come a vuoto ci mangeremo il fegato noi automobilisti costretti a gironzolare sognando un posticino.