Roberto Conti, segretario Snater: "Non bastano le parole, la Vincenzi deve rendersi conto che siamo esasperati perché guadagniamo cifre irrisorie" lapertura Apprezziamo la disponibilità del sindaco ma non ci è piaciuta la sua frase 'Mai più senza prime al teatro dellopera la battaglia Cè un motivo ben preciso per il quale ci siamo fermati, ed è lesasperazione per la nostra condizione salariale -------------------------------------------------------------------------------- Dice che subito avere letto ed ascoltato la frase fatidica del sindaco Marta Vincenzi («Mai più senza prime al Teatro dellOpera») ha ricevuto telefonate e telefonate di gente ancora più arrabbiata ed esasperata. Giura di non volere buttare a mare con uno sciopero soldi e lavoro di preparazione di una serata. Assicura di essere pronto al dialogo. Anticipa che andrà allincontro convocato per domani pomeriggio con il sovrintendente Gennaro Di Benedetto e i due consiglieri incaricati di affiancarlo nelle relazioni sindacali, Mario Menini e Guido Repetto. Ma il giorno dopo lo show della Vincenzi al Carlo Felice, Roberto Conti, baritono del coro del Carlo Felice e segretario dello Snater, il sindacato autonomo che con il piccolo Libersind ha cancellato la "prima" del Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, rifiuta il ruolo di "terrorista della lirica" e rivendica la correttezza del comportamento proprio e del suo sindacato. Quello del sindaco Vincenzi è stato un discorso forte, un invito a cercare il dialogo senza proteste estreme che danneggiano tutti. Lei che cosa ne pensa? «Ho già detto che nelle sue parole, durante lincontro sindacale di lunedì scorso, ho visto un cambiamento di rotta rispetto alla politica del muro contro muro. Abbiamo apprezzato questa apertura. Ma altrettanto chiaramente devo dire che non basta». Infatti, non è bastata a farvi sospendere lo sciopero... «Non basta perché alle parole vogliamo vedere seguire i fatti. Ma ho limpressione che neppure il sindaco Vincenzi abbia capito il vero motivo della nostra protesta, della nostra esasperazione». Che sarebbe? «È lemergenza salariale. Che nel nostro Teatro è gravissima. Tanto più grave nelle categorie che rappresentiamo, tecnici e coristi». Negate di essere dei privilegiati, come vi accusa qualcuno? «Macché privilegi. Io, come corista di quinto livello, con ventanni di anzianità, guadagno 1.700 euro. È privilegio questo? Un corista appena entrato prende 1.000 euro. E guardi che i tecnici hanno stipendi ancora inferiori. Ma in fondo non abbiamo mica chiesto la luna. La prima richiesta è stata quella di dare stabilità salariale a una voce dello stipendio che oggi non incide sulla pensione». Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto ripete che non si può perché lo impedisce la legge... «Di Benedetto si nasconde dietro alle leggi, ma il suo è un uso strumentale delle leggi. Non può dirci solo dei no. Se continua con la politica del muro contro muro, vorrà dire che quelle della Vincenzi sono solo parole». Dicono che Snater e Libersind hanno un terzo dei dipendenti del Carlo Felice ma bloccano il lavoro di tutti... «Noi abbiamo un po più di cento iscritti, ma sono quelli che per la messa in scena di unopera contano molto di più, almeno due terzi. Sono le forze sulle quali si regge loperatività del teatro, che si spaccano la schiena perché lopera vada in scena». Però lorchestra non ha aderito allo sciopero, anzi martedì sera ha suonato louverture del Cappello di paglia di Firenze davanti al sindaco... «Si vede che come categoria hanno meno emergenze salariali. Infatti hanno avuto un impoverimento del salario anche loro, ma partono da parametri più elevati. Dunque stanno meglio». Per concludere: secondo lei si riuscirà a riportare il Carlo Felice a una situazione sindacale almeno normale? «Dipende dalle risposte che ci daranno. Non bastano gli slogan, ci vogliono fatti concreti. Sennò le prime continueranno a saltare, altroché».