Desta aspre polemiche, ma purtroppo non sorprende la costruzione da parte del Governo iraniano di una diga, che rischia di rivelarsi letale per uno dei più delicati monumenti archeologici, testimonianza vivente della millenaria storia di questa nazione. A rischio è il mausoleo di Ciro il Grande, splendida costruzione in calcare, eretta attorno al 529 a. C., anno in cui si spense questo famoso monarca, grande condottiero e fondatore della Dinastia degli Achemenidi. Limponente vestigia si erge in una pianura desertica, la cui quasi totale aridità si è rivelata garanzia nei secoli della sua durata e del suo ottimo stato di conservazione. A 7 chilometri dal sito, tra le città di Pasargadae e Shiraz, è stata ultimata unimponente diga, inaugurata con estrema pompa enfatica dallo stesso presidente Ahmadinejad. Un gruppo di esperti di geofisica, costituitosi con grande cautela allinterno dellIran e sostenuto da prestigiosi nomi della ricerca internazionale e dallo stesso Unesco, ha immediatamente evidenziato il pericolo della nuova costruzione: i metri cubi dacqua confluiti in essa fanno triplicare il grado di umidità dellintera regione; e lumidità eccessiva finirà inesorabilmente per intaccare il fragile calcare del monumento. Un vasto movimento di opinione si è pian piano raccolto ed ha fatto pressioni sempre più convinte sul governo di Teheran, che però ad oggi non ha mosso un dito né per diminuire la portata della diga né ancor meno per smantellarla. Oltre al fragile monumento dedicato al sovrano persiano rischiano grosso altre strutture, che già versano in un preoccupante e scandaloso stato di abbandono: sono per lo più resti di culture precedenti larrivo dellislàm in Iran e quindi per le Autorità Archeologiche di Teheran meno degne di sollecito restauro rispetto ad analoghi monumenti del medioevo islamico. Ma laffronto a statue e graffiti millenari non si frema qui: sta pericolosamente trovando spazio, anche in ambienti culturali tradizionalmente moderati, la giustificazione alliconoclastia, già alla base della distruzione dei Buddha di Bamyan e oggi reale pericolo per statue analoghe in regioni del Pakistan scarsamente controllate dal governo. E questo lennesimo esempio dellapproccio distorto a immortali ricchezze del passato, che per loro natura dovrebbero essere "super partes" e veicolo di stimoli e valori universali. Si stipula spesso - non solo da parte dei vertici di Paesi musulmani - una sorta di classifica determinata da logiche estranee al valore effettivo di unopera darte: si privilegiano reperti antichi per la loro capacità di attrarre turisti o per il loro appeal mediatico o ancora perché paradigma di valori vincenti nel Paese in cui si trovano. Pur sembrando inevitabile stabilire una classifica dimportanza tra le opere darte, tuttavia non sulla base di essa le Autorità Archeologiche devono rimanere inerti di fronte al deperimento di vestigia minori, ma perfettamente capaci di illuminare anche con elementi minimi il quadro del passato remoto, rendendolo meglio fruibile.