Per Augusto Gavina, direttore generale dell'Asl Città di Bologna, vendere il palazzo dei Banchi è «valorizzarlo». Ecco come lo spiega. Dottor Gavina, fiaccata da un disavanzo di circa cento miliardi di vecchie lire, l'Azienda sanitaria che lei guida mette in vendita un monumento, una parte di Bologna. Anzi, del cuore di Bologna. Si è sentito sconfitto nel prendere la decisione? «Assolutamente no. Si tratta di valorizzare il nostro patrimonio commercializzabile: non vendiamo per ripianare i debiti, ma per fare investimenti. Questa vendita è una valorizzazione: l'edificio, mantenuto così come è ora, rende poco». Ma questa operazione è in pratica una cartolarizzazione. O no? «No. Non si può parlare di cartolarizzazione. Ribadisco: rientra in un piano di investimenti». Cosa altro pensa di 'valorizzare' in questo modo? «Vendiamo anche Villa Olimpia: il bando che la riguarda uscirà fra una quindicina di giorni. Poi, in prospettiva, alcuni dei negozi che fanno parte del nostro patrimonio». Villa Mazzacorati e la sede dell'Asl, in via Castiglione? «No. Su quegli immobili ci sono vincoli che il palazzo dei Banchi e Villa Olimpia non avevano: per volontà di chi ce li ha lasciati, in passato, la sede di via Castiglione e Villa Mazzacorati devono essere mantenuti in ambito sanitario». Non le sembra poco una base d'asta di circa 13 milioni di euro per un palazzo firmato in parte dal Vignola, e che quindi ha un plusvalore artistico enorme? «Non è una cifra fatta da noi. Abbiamo interpellato esperti e tecnici specializzati nella valutazione degli edifici. Più che artistico, direi che l'edificio ha un valore storico...» E sulle modalità di vendita, che cosa può anticipare? Si terrà conto del valore storico- artistico del palazzo? «Un anno fa proprio sul Carlino sono stati riportati i complimenti delle associazioni dei commercianti per come vendemmo gli immobili di via Clavature e via Drapperie. Senza stravolgere, cioè, la zona e il suo utilizzo. Avremo la stessa attenzione anche per palazzo dei Banchi e Villa Olimpia». Ma la Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici, che ha il diritto di prelazione su edifici come questi, non ha avuto nulla da ridire? «Ovviamente ci siamo mossi nella piena legalità. Abbiamo l'okay della Regione, che ha deliberato in merito; quanto alla Soprintendenza, bisogna arrivare al rogito. Mi spiego: il diritto di prelazione per quell'ente scatterà nel momento in cui noi avremo trovato il compratore e messo nero su bianco il rogito. A quel punto, la Soprintendenza avrà 60 giorni per dire se, a parità di prezzo, vuole comprare il palazzo».