Toni: a breve via il cantiere e i fucecchiesi valuteranno Duro attacco al Comitato: «Colpa loro se siamo in ritardo e se le spese sono aumentate» -------------------------------------------------------------------------------- «Tra pochi mesi piazza Montanelli sarà riconsegnata ai fucecchiesi». Claudio Toni è sicuro. Non cede di un passo, neanche davanti alle parole dure (e inaspettate per il sindaco) di Alberto Asor Rosa e alla sua ultima campagna per far diventare la vecchia piazza d'armi del centro di Fucecchio un caso nazionale, annunciata una settimana fa durante un convegno al cinema Lux. Anzi proprio contro il letterato divenuto paladino di una battaglia contro mostri architettonici veri e presunti, Toni scaglia dardi velenosi: «Ci saremmo aspettati da una personalità della cultura italiana di solito seria come lui, un minimo di rispetto per la verità storica che risulta dai documenti». È un altro capitolo della telenovela di piazza Montanelli. Che a breve - se le intenzioni dichiarate più volte dal sindaco troveranno rispondenza nella velocità dei lavori e non troveranno altri ostacoli giudiziari davanti - vedrà sparire quella terribile recinzione in latta grigia che nasconde il cantiere. E permetterà ai fucecchiesi di valutare quanto il nuovo edificio sia bene (o male) inserito nel contesto di quella piazza. Usa toni duri, il sindaco, per ribattere ad Asor Rosa e al comitato che da tempo lo corteggia per farlo diventare difensore della causa dell'agognata Piazza Grande Montanelli. «Ci saremmo aspettati, da una personalità della cultura italiana, di solito seria, un minimo di rispetto per la verità storica, quale risulta dai documenti che pensavamo avesse consultato prima di emettere sentenze, senza contraddittorio e senza appello, sul caso di Piazza Montanelli a Fucecchio. Libero di esprimere poi i suoi giudizi, per i quali, pur nella diversità di opinioni, avremmo avuto il massimo rispetto. Ciò che non accettiamo, né da lui (con tutto il rispetto) né, soprattutto, dal sedicente Comitato e dai suoi fiancheggiatori, è lo stravolgimento dei fatti». Fatti che da dieci anni, quasi undici - era il 1997 - sono stati letti, raccontati e interpretati in maniera opposta dalle amministrazioni comunali, dai cittadini, dai comitati, dalle Sovrintendenze e dalle personalità che via via si sono trovate ad... attraversare piazza Montanelli. «Ma sono fatti incontrovertibili, sul cui stravolgimento si fondano le argomentazioni espresse nel Convegno regionale coordinato dal professor Asor Rosa - dice il sindaco -. Un convegno in cui, tra l'altro, è stato ammesso, sia pur a denti stretti, che le probabilità di ottenere ragione con i ricorsi presentati finora sono pressoché nulle». Gli errori del professore Toni smonta le tre affermazioni che da anni porta avanti il Comitato tacciandole chiaramente come falsità: «Le affermazioni false su cui si sono basate le arringhe degli illustri conferenzieri sono sinteticamente tre. Quando dicono che "Esisteva, nel passato, una vecchia piazza d'armi infinita nel 1600"; quando dicono che "La nuova costruzione va a coprire con la sua mole la Chiesa delle Vedute"; quando dicono che "La nuova costruzione supera di oltre 3mila metri cubi l'antico edificio demolito". Le verità del sindaco Si è armato di documenti storici e vecchie cartine, il primo cittadino. «La Piazza d'Arme (per esercitazioni militari) fu realizzata nel 1676 ed occupava, grosso modo, lo spazio compreso tra gli attuali edifici di Palazzo Baschieri, l'autorimessa della Caserma dei carabinieri, la Cassa di Risparmio di Firenze e il monumento a Giuseppe Montanelli. Lungo il lato che dall'autorimessa dei carabinieri va a via Landini sporgevano un edificio ed un terrapieno che occupavano l'attuale strada di accesso alla piazza, in adiacenza ai quali fu costruito, nel 1795, il Teatro Pacini, lasciando libera solo la strada che fiancheggia, oggi, il bar Centrale. C'è il Catasto Banti del 1785 e del 1802 che rappresenta chiaramente tale situazione». «Solo nel 1826 - continua il sindaco - l'edificio ed il terrapieno furono rimossi aprendo a fianco del Teatro, che rimase in posizione sbilenca, l'attuale via di accesso alla Piazza, che fu anche circondata da capitelli alternati con panchine di pietra, come noi l'abbiamo conosciuta. In sostanza una "Piazza grande", come quella su cui ha recriminato il Convegno, non è mai esistita. Anzi, nel 1600, la Piazza d'Arme era molto più piccola dell'attuale». La storia raccontata da Toni prosegue: «Dal 1826, il Teatro, con la sua posizione sbilenca, copriva in gran parte la vista della Chiesa delle Vedute. Gli interventi del 1930 di abbellimento interno, con fodere di velluto rosso ai tre ordini di palchetti e la laccatura e doratura delle cornici in legno e del 1952 con la ristrutturazione interna con demolizione del loggione e dei palchetti, realizzazione di una grande platea e di una galleria a gradinata, che mutarono completamente l'aspetto del teatro ottocentesco, non toccarono i muri perimetrali, salvo l'aggiunta di una superfetazione posteriore che ridusse ulteriormente la visibilità della Chiesa». La nuova costruzione Una delle accuse del comitato era l'ostruzione della vista della splendida facciata della chiesa di Santa Maria delle Vedute. In pratica la costruzione di un muro davanti al sagrato. Ma anche qui Toni ribatte: «La nuova costruzione, con la sua conformazione ad "L" ed il riallineamento stradale, amplia la visibilità della Chiesa da via Landini e realizza un ampio ulteriore angolo di visibilità in corrispondenza del semaforo, ampliando la distanza della nuova costruzione dalla Chiesa di oltre 10 metri, da circa 20 metri ad oltre 31 metri. Come ha verificato e confermato ufficialmente la Soprintendenza di Firenze. Infine, il volume urbanistico della nuova costruzione: è di 7.012 metri cubi rispetto ai precedenti 6.850 metri cubi. Se la matematica non è un opinione, stiamo parlando di 162 metri cubi in più, e non di 3mila. L'altezza massima del nuovo edificio è di 11,47 metri rispetto ai precedenti 13 metri, quindi più basso di 1,53 metri. Le inesattezze sono evidenti. Le verifiche erano facili e non opinabili. Ma ovviamente non servivano allo scopo del Convegno». Quei ritardi... Ha scritto una lettera, il sindaco. Una lettera aperta ai fucecchiesi. In cui ha voluto riassumere la storia recente della piazza, iniziata nei primi anni Ottanta con la chiusura del Pacini. Con un obiettivo: sottolineare i motivi del ritardo nella consegna del nuovo teatro, addossandoli alla battaglia portata avanti dal comitato: «In tutto questo periodo il sedicente Comitato per la difesa e l'ampliamento di piazza Montanelli, rivolgendosi in successione alle più svariate Autorità - politiche, tecniche, amministrative e giudiziarie - ha ottenuto di prolungare in maniera abnorme i tempi di realizzazione di un'opera che, a prescindere dalle valutazioni estetiche, riqualificherà una piazza che da oltre 25 anni risente negativamente della situazione di degrado del vecchio e abbandonato Teatro Pacini, darà finalmente alla Comunità di Fucecchio una adeguata struttura per spettacoli teatrali e cinematografici, di cui è priva, e restituirà alla Piazza Montanelli la sua funzione di aggregazione sociale», dice il sindaco. Che continua: «Il comitato si è visto respingere ricorsi gerarchici e giurisdizionali, fondati sulla presunta ma evidentemente inesistente illegittimità dell'intervento, ha costretto il Comune a sostenere ingenti spese legali, ha fatto aumentare notevolmente i costi di realizzazione, ha procurato danni alle attività commerciali e ai cittadini, prolungando nel tempo gli inevitabili disagi che un cantiere aperto in pieno Centro di Fucecchio ha portato con sé». La riflessione si chiude con una domanda: «Perseveranno ad ostacolare la realizzazione del teatro? Troveranno ancora chi gli darà ascolto? Mi auguro di no. E comunque continueremo a lavorare per portare a termine l'intervento, che consentirà un miglioramento della qualità della vita a Fucecchio, e nell'interesse dei cittadini che avranno modo di valutarne l'utilità fra pochi mesi».
Il Tirreno
21 Novembre 2007
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FUCECCHIO. Basta bugie sulla piazza Il sindaco contro Asor Rosa: stravolge la realtà dei fatti
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Bene culturale
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