Sulla bozza dello statuto dell'ente è guerra dichiarata. I campi «avversari» sono delineati chiaramente: da una parte sta il presidente Bernabè col Cda e il sindaco di Venezia, dall'altra il governo. E alla Mostra del cinema viene riconfermato De Hadeln. Era nell'aria da settembre, quando il presidente Bernabè aveva lasciato il ministro Urbani da solo, durante la Mostra di Venezia, a presentare il suo progetto di riforma cinematografica. E Urbani l'aveva rilevato con un qualche fastidio, pur dicendo che Bernabè aveva fatto un passo indietro per delicatezza. Ora invece lo si può dire pressoché ufficialmente: tra la Biennale e il ministro la guerra è aperta e gli schieramenti sono delineati. Da una parte la regione Veneto ed il suo presidente Galan, schierati col ministro; dall'altra la Biennale, con il suo intero consiglio di amministrazione, ed il comune di Venezia, sindaco Costa in prima linea. La presa di posizione di Bernabè è avvenuta in occasione del rendiconto sulla Biennale arti visive, in un clima dunque di soddisfazione per i risultati positivi in termini di incassi e di presenze. Bernabè ha esplicitamente preso posizione sulla riconferma di Moritz de Hadeln alla guida della Mostra del cinema: «Moritz de Hadeln - ha detto il presidente - ha lavorato bene ed il consiglio è orientato nella sua interezza a confermarlo per il prossimo anno, non ci sono motivi per cambiare». E questo di fronte a rumori sempre più insistenti che indicavano un cambio della guardia fortemente voluto dal ministro, ed esplicitato anche nelle ultime dichiarazioni distensive della Rai e di Giancarlo Leone, che si era detto pronto a tornare a Venezia. Ieri era circolato il nome di Giancarlo Giannini, con cui il ministro avrebbe già avuto contatti. Una scelta che, del resto, si sarebbe legata al progetto di nuovo statuto, visto che Giannini è già consigliere della Scuola di cinema che nelle ipotesi dovrebbe entrare a costituire con Cinecittà e la Biennale il nuovo ente gestore della Mostra. Ma è proprio su questo punto che la guerra si è aperta e non è dubbio da che parte stia Bernabè, anche se le sue idee sono sempre espresse con moderazione. «Quella che è uscita in questi giorni - ha detto - è solo una bozza e come tale va presa. Non si sarebbe dovuta rendere pubblica». Ma al di là di questo, il dissenso di Bernabè verso il disegno complessivo è evidente, tanto da far capire la sua disponibilità ad andarsene se non sarà possibile continuare a garantire l'autonomia dell'Ente. Bernabè contesta intanto la proposta della Fondazione perché nelle condizioni delineate dalla bozza «verrebbero a mancare le garanzie sul capitale della fondazione stessa» e questo metterebbe la Biennale in gravi difficoltà non tanto sulle risorse, quanto sulla certezza delle risorse e quindi sulla possibilità di una programmazione. Quanto alla società da fare con Cinecittà holding e Scuola di cinema per gestire la Mostra, l'intero consiglio direttivo della Biennale pone in modo chiaro il problema del controllo della nuova «impresa», che deve assolutamente rimanere in mano alla Biennale, in modo che la questa si configuri, semplicemente, come una sua società di servizi, al servizio dell'ente o della Fondazione che dir si voglia. E su questo piano Bernabè ha trovato solidarietà in Valerio Riva, che difende anche de Hadeln, pur nella veste di rappresentante, nel direttivo, della maggioranza di governo. Su tali punti è chiaro che Bernabè farà catenaccio perché se passasse la linea della bozza la Biennale come ente perderebbe la sua autonomia e non avrebbe più molto senso rimanere in carica. E tuttavia dalle sue parole sembra emergere che le possibilità di trattativa ci siano: il consiglio della Biennale ha fatto avere al ministro quelli che sono i suoi no, ed ora resta da capire se Urbani vorrà andare fino in fondo pur avendo tempi molto stretti o se di fronte ad una levata di scudi che vede compatto il fronte veneziano (c'è anche una interpellanza polemica del deputato Udc Ugo Bergamo) farà marcia indietro. Cosa ci sia in gioco ormai sembra a tutti molto chiaro. Per quel che riguarda la Mostra del cinema, la scelta sembra essere tra il trasformare la rassegna in una sorta di vetrina del cinema italiano e quella di continuare a mantenere una internazionalità di forte valore culturale. Bernabè propende per questa seconda via, Urbani per la prima. Ora si tratta solo di stabilire chi vincerà la battaglia.
L'arena Biennale
Il presidente della Biennale, Bernabè, ha dichiarato guerra al ministro Urbani, che ha proposto una bozza di statuto che prevede la riconferma di Moritz de Hadeln alla guida della Mostra del cinema, ma che non garantisce l'autonomia dell'ente. Bernabè contesta la bozza e sostiene che la Biennale dovrebbe rimanere un ente autonomo e non essere soggetto a controlli esterni. Il ministro Urbani ha espresso la sua disponibilità a tornare a Venezia e ha menzionato il nome di Giancarlo Giannini come possibile nuovo direttore della Mostra. La guerra tra Bernabè e Urbani è aperta e non è chiaro se il ministro farà marcia indietro o no.
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