Ci è un limite anche al ridicolo. Ci si potrebbe scherzare su se non fosse che qui stiamo giocando sulla pelle della gente, delle persone più in difficoltà, come gli anziani e i disabili. In nome di guerre politiche, ideologiche. O forse solo elettorali? In questi giorni, in queste ore assistiamo alle acrobazie contabili di una indebitatissima amministrazione sanitaria (cento miliardi di vecchie lire, più o meno, per la nascitura auslona) che tenta di svendere i gioielli immobiliari per fare cassa e tappare i buchi. Patrimonio pubblico rilevante, anche per ragioni storiche, artistiche, culturali, come il Palazzo dei Banchi. (Uno strumento utilizzato da quelle stesse forze politiche, detto solo per inciso, che strepitano contro la legge Urbani-Tremonti sulla vendita ai privati del patrimonio artistico statale). Va all'asta il Palazzo Sanità e dai piani alti della Regione neppure un lamento, neppure una richiesta di precisazione. Così sollecito, invece, nel bloccare iniziative in grado di assicurare una migliore assistenza sociale e sanitaria a categorie in difficoltà: gli anziani, i minori, i portatori di handicap. La dovrà spiegare, il presidente Errani, questa decisione dei suoi assessori Bissoni e Borghi di bocciare il consorzio bolognese, questa joint venture tra Comune e Ausl, di cui si discute e intorno alla quale si lavora da tre anni. Finora era tutto fìlato liscio, ma all'ultimo tuffo ecco che il consorzio, all'improvviso, diventa «sostanzialmente illegittimo». Perché? Perché, arzigogolano un po' in politichese, un po' in burocratese, l'esclusiva della sanità spetta alla Regione. Poco importa che organismi analoghi operino in altre realtà (ma sono di opposto colore politico) della stessa Emilia Romagna. A Bologna, no. A Bologna non s'ha da fare. Ci rimettono i cittadini? Poco importa, se la ragion di Regione (pardon, di partito) lo reputa necessario, opportuno, utile alla causa. Siamo nell'Unione sovietica di Breznev? No, nell'Emilia Romagna, moderna, ricca, vitale dei Bissoni e dei Borghi, Oggi il consorzio socio sanitario, domani forse il metrò, poi chissà cosa, magari una panchina per il colore verde e non rosso. Bocceranno tutto, perché le elezioni comunali sono a un tiro di schioppo. C'è un po' di nervosismo di troppo nel partito egemone. I sondaggi, probabilmente, alzano la febbre, insinuano il dubbio e fanno crollare le certezze. E così si tenta l'assalto all'arma bianca.
All'arma bianca
La Regione Emilia Romagna sta cercando di vendere il Palazzo Sanità a un privato, con un prezzo di cento miliardi di vecchie lire. L'amministrazione sanitaria è indebitata e cerca di coprire i suoi debiti vendendo il patrimonio pubblico. Il consorzio socio sanitario di Bologna, che lavora per migliorare l'assistenza sociale e sanitaria per le categorie più deboli, è stato bloccato. La Regione afferma che l'esclusiva della sanità spetta a lei, e non a un consorzio locale. I cittadini di Bologna potrebbero essere danneggiati da questa decisione, ma la Regione non si preoccupa, poiché le elezioni comunali sono vicine e il partito in carica cerca di mantenere il potere.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo