Il Lisippo se lo tenga il museo Paul Getty di Malibù. L'Italia non ha titolo giuridico per confiscarlo. Il 'Geny1 l'ha acquistato in buona fede da un'asta. E' questa in due battute il senso della decisione depositata ieri dal gip di Pesare Daniele Bar-berini sulla richiesta del pm Silvia Cecchi di procedere con un provvedimento di confisca della statua in bronzo, raffigurante un atleta vincitore, attribuita all'artista sicione Lisippo, uno dei più grandi scultori dell'Antichità, il ritrattista di Alessandro Magno. Per il gip non c'è la prova del contrabbando. Il museo l'ha acquistata regolarmente e dunque non ci si può rivalere su di esso. Il pm Silvia Cecchi ribatte: «Sono delusa perché credevo di aver spiegato bene in 22 pagine di motivazione che non si può pensare di acquistare un'opera d'arte come il Lisippo credendo di essere nell'alveo della legge. Quella statua non è mai stata un oggetto in vendita e se lo fosse stato toccava all'Italia esercitare la prelazione per l'acquisto. Impugnerò il provvedimento del gip davanti alla Cassazione perché sul contrabbando non c'è davvero alcun dubbio». Il ministro ai beni culturali e vicepremier Francesco Rutelli ieri ha detto di attendere di leggere bene le motivazioni del giudice Barbe-rini perché ora è presto per esprimere valutazioni. Quel no alla confisca equivale a sgonfiare le gomme di una macchina lanciata a mille nei confronti delle autorità americane per convincerle a riconsegnare all'Italia la statua in bronzo dell'altezza di 1 metro e mezzo (ma senza piedi) e dal peso di 50 kg. Lo stesso direttore del museo di Malibù ieri ha commentato: «La decisione del gip di Pesare ci fa molto piacere. Aspettiamo di saperne di più anche se non c'è da dimenticare che il pubblico ministero, come leggo, ricorrerà in Cassazione». Ad avviare l'indagine sul trafugamento del Lisippo è stata l'associazione Cento Città di Fano che attraverso il professor Alberto Berardi spiega: «Ammettendo che la statua fosse stata ripescata in acque non territoriali, nel momento in cui è entrata in Italia, a Fano, la statua è diventata un bene nazionale, che non poteva essere contrabbandato o esportato illegalmente. Dunque è nostra ferma intenzione presentare opposizione all'archiviazione del procedimento e con esso contestare il rigetto della confisca. Si è soltanto conclusa una fase: se ne apre un'altra». Il «Lisippo» venne ripescato a 40 miglia dal porto di Fano il 14 agosto del '64 dagli uomini del motopeschereccio «Ferruccio Ferri» del capitano Romeo Pirani. Quando tornarono a riva, fu nascosto prima nel sottoscala dell'armatrice e poi sotterrato in un campo di Carrara. Non dissero nulla per venderlo sottobanco. Il bronzo fu acquistato sul mercato clandestino e spedito in Brasile con un carico di medicinali. Ricomparve nel '74 per un restauro e poi nel '77 a Malibù. Da allora, Fano e l'Italia (con l'Avvocatura di Stato) battono i pugni per riaverlo indietro. Ma ogni volta gli americani rispondono marameo. E da ieri sono autorizzati dalla giustizia italiana
Il Lisippo? Acquisto legittimo. Gli Usa possono tenerselo
Il museo Paul Getty di Malibù ha acquistato la statua in bronzo del Lisippo, attribuita all'artista siciliano, in un'asta. L'Italia non ha titolo giuridico per confiscare la statua, poiché il museo l'ha acquistata regolarmente. Il pubblico ministero Silvia Cecchi ha richiesto di procedere con un provvedimento di confisca, ma il gip di Pesare ha respinto la richiesta. Il pm ha dichiarato di essere delusa e di intendere di impugnare il provvedimento in Cassazione. Il ministro ai beni culturali Francesco Rutelli ha detto di attendere di leggere le motivazioni del giudice.
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