- PAESTUM - ULTIMA MODA sono i confessionali da trasformare in librerie, una vera passione dei sudamericani. Oppure i capitelli corinzi, ionici o dorici non importa da utilizzare come base per i tavolini da fumo. Sono i giapponesi ad andarne matti. Ma anche i cinesi, i nuovi ricchi, comprano sul mercato illegale ogni frammento di colonna antica che riescono a trovare e se la fanno spedire con tutti i mezzi. E poi i reperti di sempre: bronzetti, vasellame, marmi, anfore, pezzi di statue, di frontoni. Va bene tutto. Ogni anno decine di migliaia di reperti storico-artistici lasciano il nostro paese, trafugati da chiese, scavi archeologici, musei. E la Toscana è ancora lì, con i suoi record di regione tra le più depredate d'Italia. Il nostro patrimonio se ne va nascosto nei container delle navi che attraversano l'oceano, occultato nelle valigette diplomatiche, nelle fondine dei sedili delle auto, nelle stive degli aerei. SE L'EMORRAGIA è inarrestabile, sempre più numerosi e tempestivi sono almeno gli interventi delle forze dell'ordine impegnate nell'arginare il mercato dei pirati dell'antico. L'attività investigativa da ogni anno risultati più incoraggianti. Cresce infatti il numero dei recuperi e delle opere d'arte sequestrate ai trafugatori per tornare al legittimo proprietario, che per lo più è lo Stato Italiano. LA DECIMA edizione della Borsa Mediterranea del turismo archeologico che si è chiusa ieri a Pa-estum, è stata l'occasione per un bilancio sulle attività di tutela del patrimonio storico artistico. Nello stand della Guardia di Finanza un vaso attico a figure rosse è l'emblema dei tanti manufatti trafugati da uno scavo e preparati per varcare il confine. Salvato in extremis. «Le cose vanno un po' meglio negli ultimi anni spiega il capitano Massimo Rossi del Gruppo tutela del patrimonio archeologico della Guardia di Finanza ma è una battaglia continua. E non c'è dubbio: la Toscana resta una regione ad alto rischio, proprio perché il suo patrimonio è enorme. Ma va anche detto che ultimamente riusciamo a fare molto più che in passato per arginare i furti». NEL BIENNIO 2005-2006, solo in Toscana la Guardia di Finanza è riuscita a recuperare 1.224 opere e manufatti sottratti da compendi storico-archeologici. Tra i sequestri c'erano anche 87 opere pittoriche rubate da chiese, ville e siti archeologici. E ancora 1.929 opere contraffatte: manufatti, oggetti d'oreficeria, dipinti apocrifi. «Complessivamente i reperti recuperati in Toscana sono cresciuti del 16 rispetto al biennio precedente continua il capitano Rossi . Così come si è un po' modificata la tipologia dei saccheggi. Diciamo che sono diminuiti i furti da scavi clandestini e sono aumentati quelli nelle chiese. Un po' perché è sempre più difficile e rischioso accedere alle aree archeologi-che che oggi controlliamo anche con la ricognizioni aree. E un po' perché sul mercato c'è molta richiesta di reperti ecclesiastici: dipinti, candelabri, suppellettili e arredi di ogni tipo. Compresi i confessionali, che sono ricercatissi-mi». CAMBIANO le tipologie degli articoli più richiesti, cambiano le mode e cambiano le rotte dei traffici: «Attraverso la Svizzera passa di tutto spiega ancora il capitano Massimo Rossi Ginevra in particolare è un porto franco. E da lì le opere ripartono per ogni parte del mondo. Di questi tempi tante cose se ne vanno verso l'estremo Oriente, Giappone e Cina, ma anche verso il Sudamerica. Qualche tempo fa abbiamo fermato al porto di Napoli un container con 36 capitelli dorici e corinzi rubati in chissà quale sito archeologico. Le casse erano nei carichi di spedizione di un grosso industriale italiano dell'alimentazione, pronte a lasciare, forse per sempre, il nostro Paese».