Per raccattare briciole per la ricerca italiana in affanno si va a pescare nel già magro bilancio dei Beni culturali. Un emendamento della Finanziaria prevede che parte dei 150 milioni di euro del Gioco del lotto destinati al restauro siano dirottati alla ricerca. Un buon modo per scatenare la guerra tra poveri. Infatti il Lotto ha giovato all'arte del Paese. Dei 300 miliardi annui fissati da una legge del '96 hanno beneficiato interventi realizzati alla Galleria Borghese e alla Domus Aurea di Roma, al sito archeologico di Paestum e al Museo di Capodimonte a Napoli. Adesso questa fonte viene essiccata. «Il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani ingoierà pure questo rospo o finalmente comincerà a difendere le politiche culturali? - commenta l'ex titolare del dicastero, la parlamentare Ds Giovanna Melandri -. La decisione che si profila in Finanziaria rappresenta l'ennesimo schiaffo inferto da Tremonti a un ministero che sembra averci preso gusto a offrire l'altra guancia. Con cosa si finanzieranno, dunque, i restauri? Vorrei che il ministro Lunardi dicesse finalmente con chiarezza quale sarà la base su cui calcolare il famoso 3 degli investimenti in infrastrutture da destinare ai restauri». Su questo calcolo i ministri discutono da questa primavera e non hanno ancora deciso.
Fondi dal Lotto. Ma si dà alla ricerca e si toglie al restauro
Il governo italiano ha previsto un emendamento della Finanziaria che prevede di destinare parte dei 150 milioni di euro del Gioco del lotto al restauro dei beni culturali. Questo provvedimento è stato criticato da vari esponenti politici e culturali, che lo considerano un "schiaffo" ai beni culturali. Il ministero per i Beni culturali ha già beneficiato di fondi del Lotto per interventi di restauro in passato, come ad esempio la Galleria Borghese e il Museo di Capodimonte. Tuttavia, non è ancora chiaro come si finanzieranno i restauri e su quale base si calcolerà il 3 degli investimenti in infrastrutture.
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