Le Soprintendenze del Veneto non hanno più un euro. Un problema che riguarda anche Venezia, dove la Soprintendenza al Poli museale e quella al Patrimonio artistico e storico non hanno soldi per pagare le bollette di luce e telefono. Tagli drastici imposti dal ministero, che ha chiesto un ulteriore "giro di vite" del 30 per cento sulle spese vive. Quindi, non solo sono stati ridotti i finanziamenti per restauri e interventi di recupero, ma anche i pagamenti per la sussistenza stessa degli uffici. Tanto per cominciare, d'ora in poi i dipendenti dovranno risparmiare sulle telefonate future, facendo quelle più costose con il proprio cellulare. E le trasferte degli esperti, per le ispezioni, non hanno più la copertura economica: quindi non saranno spesate. Risultato? Attività ridotta al minimo, proprio ora che da Stato, Regioni, Province e Comuni rischia di piovere una valanga di lavoro extra che avrà necessariamente la precedenza sull'enorme arretrato da smaltire. La Finanziaria 2004, infatti, contiene una legge che consente agli enti pubblici di vendere il patrimonio artistico, anche quello vincolato, per fare cassa. Per assurdo, tanto per capirci, potrebbero essere venduti palazzo Ducale o l'Accademia, l'Ospedale Civile, Ca' Rezzonico o Ca' Farsetti. La nuova legge, infatti, prevede la revoca della proprietà demaniale agli immobili, ma anche alle opere mobili (quadri, sculture, collezioni), per una successiva messa sul mercato. Si tratta della famosa "cartolarizzazione", prevista per incamerare denaro per lo Stato, ma anche per gli enti locali che hanno la proprietà di queste opere. La novità riguarda l'introduzione del principio del "silenzio assenso". Funziona così: l'ente pubblico proprietario del bene, chiede alle Soprintendenze (Patrimonio storico-artistico o Beni architettonici e ambientali) il permesso di procedere alla cartolarizzazione (cioè alla vendita). Fin qui tutto bene, o quasi. Perché in realtà quegli stessi enti proprietari del patrimonio artistico o ambientale avrebbero dovuto già da 60 anni provvedere a catalogare tutti i beni in loro possesso. Cosa che non hanno mai fatto e che comunque non ha pregiudicato la sussistenza dei vincoli e del principio di tutela del patrimonio culturale, come bene pubblico. Per anni, per decenni, dunque, si è andati avanti così. Ora, però, la legge inserita nel pacchetto della Finanziaria obbliga le Soprintendenze a fare, entro 120 giorni dalla domanda di vendita, quello che Stato, Regioni, Province e Comuni non hanno mai fatto in 60 anni: catalogare tutto il patrimonio artistico e inserirlo in una lista di beni "incedibili" e tutelati dal punto di vista culturale. E quei beni che non sono catalogati e inseriti in questo elenco saranno ritenuti vendibili. Quindi, quando un ente pubblico chiederà alla Soprintendenza il permesso alla cartolarizzazione di un bene, se questo non fa parte della lista protetta, potrà essere venduto. Va da sé che, stante l'immensità del patrimonio artistico veneto e veneziano in particolare, e l'assenza di uomini e mezzi, le Soprintendenze rischiano di andare in tilt e di lasciare fuori dall'elenco, per impossibilità materiale a svolgere il lavoro, opere quanto mai preziose. Questo, ovviamente, riguarda, i beni meno noti, ma è un pericolo reale. Anche perché quei beni perderebbero anche la tutela di carattere culturale e sarebbero quindi passibili di qualsiasi destinazione. L'esempio potrebbe essere quello di un palazzo storico che viene cartolarizzato, magari dallo Stato, e diventa albergo dopo aver perso la tutela artistica. Un problema enorme per le Soprindentenze, che intanto però devono pensare a come pagare la luce e il telefono.
I tesori della città rischiano di essere venduti
Le Soprintendenze del Veneto non hanno più fondi per pagare le bollette di luce e telefono. Il ministero ha imposto tagli del 30% sulle spese vive. Questo ha portato a ridurre i finanziamenti per restauri e interventi di recupero, e a tagliare i pagamenti per la sussistenza degli uffici. I dipendenti devono risparmiare sulle telefonate future e le trasferte degli esperti non sono più coperte. Questo ha portato a ridurre le attività degli uffici. La legge di Finanziaria 2004 prevede la vendita del patrimonio artistico per far cassa. Le Soprintendenze devono catalogare il patrimonio artistico entro 120 giorni dalla domanda di vendita.
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