Turri finalmente ispira le regole urbanistiche Pat , Parco Alle Torricelle Il Comune mette il tunnel nel piano di assetto del territorio ma non tocca la zona di 3.500 ettari a tutela delle colline La sigla sta per piano di assetto del territorio (qualcosa di più del vecchio piano regolatore generale), ma Pat si legge anche Parco Alle Torricelle. Era ora: il parco lo invocava già nel 1958 il soprintendente ai monumenti Pietro Gazzola. Finalmente ci siamo. L'attuale amministrazione comunale, infatti, ha annunciato modifiche ai piani urbanistici dell'ex giunta Zanotto, ma non tocca il parco delle colline che pure è compreso nel Pat. Se con il sindaco Tosi le colline potranno essere traforate, insomma, sulla carta non rischiano altre cementificazioni. Il Pat, che in una città del Nord Europa si chiamerebbe master plan, prevede infatti 3500 ettari di verde protetto da Parona a Grezzana. «Una zona che, da splendida cimasa naturale», denunciava il soprintendente Gazzola ancora nel 1962, «è divenuta, in brevissimo volgere di tempo, una cintura attillata. È anche la sola occasione, che ormai abbiamo, per assicurare alla città l'ultimo medium visibile tra la sua architettura e l'ambiente vivo da cui essa è sorta». Per scongiurare l'edificazione selvaggia delle Torricelle, Gazzola realizzò i fotomontaggi che pubblichiamo, e con quelli convinse il Comune a mettere un freno alla speculazione. Da allora gli abusi, purtroppo legalizzati, si sono ripetuti. Due ammiratori dell'indimenticabile soprintendente Emanuele Napolitano e Tomaso Bianchini, del comitato colline veronesi ne hanno ripreso la lezione e perfino le armi: si sono presentati in commissione edilizia, quando si discuteva il Pat, con un altro fotomontaggio impressionante. Mostrava gli effetti futuri della metastasi edilizia, se non si fosse intervenuti ora. Anche da quella provocazione è nato il parco delle colline. Si rallegra Pia Gazzola, figlia d'arte. «Questo provvedimento di tutela corona un lavoro complesso, avviato da mio padre, per unire competenze e responsabilità allo scopo di salvare il paesaggio. Scriveva mio padre: "Il comprensorio della città è costituito anche da un settore verde, libero dalle costruzioni, la cui forma e dimensione devono essere direttamente proporzionate a quelle della zona occupata dagli edifici. L'assalto ai dossi collinari, che incoronavano il bel volto della città, ha deformato ulteriormente il profilo armonioso e ha disidratato vieppiù il centro urbano"». La bellezza del paesaggio perduto è stata pianta da un altro grande veronese recentemente scomparso, il geografo Eugenio Turri, storico di «quel Veneto i cui abitanti più di altri possedevano il senso di appartenenza ed erano orgogliosi di essere veneti, di esibire agli altri la bellezza della loro terra, soprattutto delle aree più belle, più amene, là dove il piano si salda alla montagna, dove la prealpe distende i suoi balconi collinari». Dice la figlia di Turri, Lucia: «Sarebbe stato incomprensibile se il provvedimento di tutela per le colline si fosse insabbiato a Venezia, come temevano gli ambientalisti. Proprio l'attuale giunta regionale, infatti, aveva chiamato mio padre a far parte di un gruppo di lavoro per studiare politiche di restauro ambientale del paesaggio veneto, tanto compromesso». Dopo tanti pugni nell'occhio, un occhio di riguardo per il verde superstite.
AMBIENTE. Salvare il verde a corona della città: la battaglia iniziata dal soprintendente Gazzola e continuata dal geografo
Il Comune di Verona ha annunciato modifiche ai piani urbanistici dell'ex giunta Zanotto, ma non ha toccato il Parco Alle Torricelle, una zona di 3500 ettari di verde protetto da Parona a Grezzana. Il parco è stato creato grazie a un lavoro complesso avviato dal soprintendente ai monumenti Pietro Gazzola nel 1958, che aveva denunciato la speculazione edilizia e chiesto la creazione di un parco per proteggere le colline. Gli ammiratori dell'indimenticabile soprintendente Emanuele Napolitano e Tomaso Bianchini hanno ripreso la lezione e hanno presentato un fotomontaggio impressionante per mostrare gli effetti futuri della metastasi edilizia se non si fosse intervenuto.
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