La Provincia conferma il no alla devastazione della Zoca de l'Oli: addio per sempre alla soluzione a balze fino alla torre. Comune costretto a rinunciare alle varianti ed approvare il Piano del territorio. Poi se ne riparla, ma con tagli ai volumi Cementificazione della Zoca de l'Oli: l'amministrazione comunale, presieduta da Massimo Castelli, ha compiuto non uno, ma due passi indietro. Per il momento non c'è ancora nero su bianco nel senso che non sono state abrogate le linee d'indirizzo sancite nella seduta del consiglio del novembre 2006, confermate con una contrastata votazione il 27 settembre, ma è fin troppo evidente che l'aggressione del cemento alla Zoca de l'Oli, dove al posto del vecchio albergo Miralago l'immobiliare milanese Indugom avrebbe voluto realizzare un albergo di lusso sviluppato a balze fino alla torre medioevale, non potrà mai essere attuata. Non solo si dovrà voltare pagina, ma sarà necessario cambiare registro. Lo stop è stato imposto dall'amministrazione provinciale, confermato nel corso di un incontro tra sindaco e assessori con il dirigente del settore territorio, Giuseppe Cosenza. Da quel che risulta, il contatto è stato cordiale e costruttivo, ma nel senso di far cambiare i propositi all'amministrazione. Ovvero, il Miralago potrà sì essere abbattuto e ricostruito con una cubatura ragionevolmente superiore all'attuale, sarà presa in considerazione la facoltà di un arretramento rispetto all'assetto attuale, tenendo conto del fatto che la lingua di terra antistante l'immobile appartiene allo storico tracciato dell'antica via Regina, potrà essere contemplata anche la costruzione di una piscina, ma la collocazione a balze, fin sotto la Torre, di 80 suites non potrà mai avvenire. La Indugom, che a quanto risulta avrebbe acquistato 13mila metri quadrati con il proposito di edificare 13mila metri cubi, dovrà rivedere completamente i propositi. L'albergo potrà essere realizzato, ma entro termini compatibili con le caratteristiche del paesaggio di uno tra i più esclusivi angoli del lago. Il sindaco, Massimo Castelli, dichiara che non c'è ancora nulla di ufficiale, ma accetta di parlare delle nuove linee d'indirizzo. «Il Miralago chiuso da trent'anni rappresenta la Ticosa del Comune di Ossuccio - dice Castelli - e nessuna delle precedenti amministrazioni era riuscita a sbloccare la situazione rappresentata da quella bruttura davanti all'Isola. La ricostruzione dell'albergo era inserita nel programma della nostra lista. Siamo riusciti a spronare i privati nella vendita, poi sono arrivate le proposte e quella della Indugom, è apparsa la più congeniale. Abbiamo cercato di non perdere quella che per noi era stata considerata un'opportunità per il paese che non possiede alberghi e ha un solo piccolo negozio di generi alimentari. A fronte di un albergo di 80 camere e un autosilo di 120 posti, dei quali 20 a disposizione del comune, avremmo ottenuto oneri e proventi di costruzione per un milione di euro, più un altro milione in opere pubbliche con barriere paramassi a protezione di tutta Spurano, parcheggio a Garzola, percorsi pedonali oltre la Torre, area per pic-nic e soprattutto avremmo acquisito una struttura in grado di offrire posti di lavoro. Dal momento che non abbiamo assunto alcun impegno siamo pronti a riconsiderare il programma allineando la struttura alla linea orizzontale rappresentata dall'abitato di Spurano, senza alcuna costruzione in arretramento oltre le case che già esistono sui due lati dell'attuale Miralago. Gli intenti sono stati comunicati all'urbanista che sta elaborando il piano di governo del territorio al quale competerà la formulazione di proposte circa la cubatura che, in quei termini, potrà essere accettata. Prevediamo di abbassare il numero delle camere da 80 a 60, ma nulla sarà fatto senza il parere del consiglio comunale al quale spetterà il compito di esprimersi sul piano di governo del territorio, presumibilmente nel primo semestre del 2008».