Un esposto a tutti gli enti competenti delle Province di Lecco e Bergamo per fermare la collocazione della nuova, grande antenna a Valcava, soprattutto del relativo sbancamento. Sono prevalentemente i rischi idrogeologici - oltre alla paventata deturpazione della montagna - ad aver spinto gli esponenti di Rifondazione comunista, guidati da Giancarlo Bandinelli, a presentare una segnalazione alla Presidenza del consiglio dei ministri, al Ministero ai beni culturali, alle prefetture delle due Province, alle due amministrazioni provinciali, alla Protezione civile, alla Comunità Montana, al corpo forestale dello stato, ai Comuni interessati, alla Soprintendenza per i beni culturali e il paesaggio, nonché alle procure della Repubblica di Bergamo, Lecco e Milano. «Sono in corso - si legge nel documento - alcuni procedimenti amministrativi per la realizzazione, nella parte sommitale del Monte Tizzone - località Prato della Costa - di pesanti opere di sbancamento (per approssimazione pari a circa 10mila metri cubi) oltre a una nuova corsia veicolare larga 6 metri. Tale territorio, che parrebbe a cavallo dei Comuni di Torre de' Busi e Caprino Bergamasco, è stato classificato con forti rischi idrogeologici». È su questo tasto che l'esposto batte con forza: «Il pesante intervento di alterazione morfologica e idrogeologica potrebbe far aumentare notevolmente i rischi di smottamento e frane, che potrebbero non solo mettere in pericolo la stabilità delle postazioni e monte, ma coinvolgere anche alcune abitazioni situate nel Comune di Torre de Busi». Ecco perché, sottolineando l'esistenza di una prescrizione geologica relativa ad approfondimenti necessari per evitare pericoli di questo genere, Bandinelli e Rifondazione comunista chiedono agli enti destinatari dell'esposto «di valutare e considerare, oltre ogni aspetto insito nell'ulteriore negativo impatto ambientale delle opere di cui in premessa, tutti gli aspetti geologici e geotecnica legati alla richiesta di autorizzazione di tali opere, al fine di prevenire ogni eventuale rischio conseguente agli interventi che i privati intenderebbero realizzare». Un'importante presa di posizione per quello che rischia di assumere i contorni di un caso singolare, per quanto non l'unico, presente sul territorio lecchese, dove ripetitori e antenne stanno spuntando come funghi.