L'assessore rilegge l'ultima sentenza: "Solo rilievi e una censura marginale" CAGLIARI. «Il nostro obbligo non è regolare la vita politica ma il rispetto della verità dei fatti». Lo dice l'assessore all'Urbanistica, Gian Valerio Sanna, per giustificare il motivo della seconda conferenza stampa sull'ultima sentenza del Tar che, secondo la Regione, ha mosso rilievi marginali dando invece forza al lavoro della giunta. Così Sanna fa quasi una lettura pubblica delle 50 pagine scritte dai giudici del Tar. Non è un problema da affrontare con tesi precostituite per gli scontri tra le parti, è la tesi dell'assessore, perché il Ppr è una «pietra miliare». E allora, dalla lettura delle tre diverse sentenze, (numeri 2048, 2049 e 2050), viene fuori che la Regione ha il potere di approvare il piano paesaggistico regionale in base alle normativa nazionale e che i Comuni sono soggetti alle norme transitorie di tutela, in quanto sovraordinate. Nell'ultimo caso, la sentenza di martedì scorso, i giudici del Tar dell'isola dovevano decidere su 21 richieste di censure, «e, se fosse stata una partita», afferma Sanna, «potremmo dire che si è conclusa 20 a 1 a favore del Piano paesaggistico». L'assessore all'Urbanistica vuole scacciare i «corvi» così li definisce che si aggirano periodicamente sull'argomento e spiega che non ci sarà alcuna cancellazione dal Piano nemmeno del «lotto minimo » per la realizzazione di strutture residenziali o annesse in campagna. C'è stata solo una precisazione giuridica sull'ambito di applicazione del comma 6 dell'articolo 83, cassato dai giudici della seconda sezione del Tar della Sardegna nelle tre sentenze del 12 novembre scorso relative ai ricorsi di tre privati di Golfo Aranci. «I giudici ci dicono che la norma può essere applicata solo come transitoria e solo negli ambiti costieri e nei centri storici, inseriti nel Ppr approvato, e non come prescrizione diretta», ha spiegato l'assessore all'Urbanistica. Il paradosso è che per i tre vincitori dei ricorsi presentati, non cambierà nulla: la norma contestata deve essere comunque applicata perché Golfo Aranci è un comune costiero». Ma non è tutto: l'assessore Sanna ha annunciato che entro questo mese sarà predisposto lo schema della seconda parte del Ppr riguardante le zone rurali: gli ambiti passeranno da 27 a 51 e quella parte di norma cassata dai giudici potrebbe essere nuovamente applicabile in toto anche per i comuni dell'interno. Sanna ritorna poi sulla questione dell'Intesa che, «secondo i giudici, se correttamente condotta, non lede le prerogative dei Comuni e risulta una forma consentita nell'ambito dei poteri della Regione». L'esponente della giunta assicura che «farà tesoro dei rilievi dei magistrati del Tar perché il loro è il giudizio di un lavoro non politico. Noi stiamo mettendo a disposizione dei sardi un patrimonio giuridico». Perché, questo è un altro punto importante: le regole ci sono e valgono per tutti a dispetto dei colori politici. «Ho sentito qualche giorno fa alcuni pseudo economisti sostenere che il territorio deve regolare i mercati ed essere al servizio delle crisi. Ma nemmeno nel 1800... E allora facciamo chiarezza: tutti dicono di essere per la tutela del territorio però ci dicano che cosa farebbero al posto nostro. Se una cosa va male bisogna sempre dire quali sono le alternative». E di fronte agli attacchi del Centrodestra, l'assessore ricorda che «le scelte fatte dalla Regione sono molto apprezzate a livello nazionale». Si torna a parlare del prossimo referendum sulla legge «salvacoste» dalla quale è scaturito il Ppr: «Aspetto il discernimento giuridico degli avvocati di Pili», commenta l'assessore, «così sono questioni senza fondamento». (L'esponente di Forza Italia sostiene che, con la caduta della legge regionale numero 8, non si potrà realizzare il piano delle zone interne). In altre occasioni, Sanna aveva spiegato poi che non cambierebbe niente anche se il referendum avesse un esito positivo. Ora aggiunge: «Rappresenta un fatto simbolico e politico, di una campagna elettorale che comincia da lontano ». In definitiva l'assessore sostiene che le diverse sentenze del Tar non hanno fatto crollare alcun pilastro del piano per il quale ci saranno solo piccole variazioni. Tutto si gioca, insomma, sul piano politico e per questo Sanna si richiama alla società civile: «Se i cittadini avranno gli strumenti per giudicare non ci saranno problemi perché questo piano ha una grande valenza culturale. E solo per questo vale la pena di combattere il referendum».