Sanna: quale tutela vuole il centrodestra? Nessuno scossone, nessun attacco al piano paesaggistico regionale. Anzi: le ultimissime sentenze del Tar - relative ai ricorsi di tre privati di Golfo Aranci - non fanno altro che rafforzarne ulteriormente l'impianto. Per la seconda volta nel giro di qualche settimana, l'assessore all'urbanistica Gianvalerio Sanna si trova a commentare le decisioni dei giudici della seconda sezione del Tribunale amministrativo di Cagliari: e per la seconda volta chiede «il rispetto della verità sostanziale» per un pronunciamento «che è imparziale e non politico». Cioè: non viene cancellato il "lotto minimo" per la realizzazione di strutture residenziali o annesse in campagna, ma si censura il comma 6 dell'articolo 83 per una «precisazione giuridica sull'ambito di applicazione». È l'unico passaggio a vuoto nelle 52 pagine del dispositivo con cui i giudici, sottolinea l'esponente della Giunta, riconoscono di nuovo il «patrimonio giuridico legale corretto», messo in campo dalla Regione: «Commisurato ai nostri poteri e susseguente al mandato del Governo su questo tema». Il ragionamento di Sanna è semplice. I giudici puntualizzano un passaggio che, riconosce l'assessore, è una contraddizione logica: «Ci dicono che la norma può essere applicata solo come transitoria e solo negli ambiti costieri e nei centri storici, inseriti nella parte di Ppr approvato, e non come prescrizione diretta». Ma nei casi singoli esaminati «la norma contestata deve essere applicata perché Golfo Aranci è un comune costiero: quindi, di fatto, non cambia nulla». In sostanza, il ricorso specifico contro la Regione non inficia minimamente la tenuta del piano: tanto che gli stessi giudici, parole testuali a pagina 12 del dispositivo, riconoscono «la oggettiva dimostrazione dello svolgimento di uno studio approfondito e dettagliato del territorio sardo mai in precedenza condotto con tanta accuratezza e specificità». Significa, per l'assessore, che le sentenze riconoscono «anche le capacità e la preparazione dell'Ufficio tecnico regionale». E in attesa dei prossimi pronunciamenti - riguarderanno anche il ricorso del Comune di Cagliari - previsti per febbraio, la Giunta va avanti: «Entro il mese approveremo la seconda parte del piano». Tutto perché, proprio per quanto sottolineato dal Tar e non nonostante, «diventa sempre più impossibile attaccarlo». Sanna durante la conferenza stampa legge una delle sentenze depositate tre giorni fa: un richiamo a quella «verità sostanziale dei fatti» che è un obbligo tanto per l'amministrazione regionale quanto per gli organi di informazione, «indicata dalla Carta dei doveri dei giornalisti». Però comunicarla all'esterno non è semplice. Allora serve una metafora calcistica facile facile: nel ricorso presentato c'erano 21 richieste di censura, «ma la partita si è conclusa 20 a 1 per il piano paesaggistico. Il comma 6 - «l'unico cassato dai giudici: lo cancelleremo» - rappresenta «il goal della bandiera» dei proponenti. Sulla questione della prevalenza della pianificazione paesaggistica su quella urbanistica comunale, espressamente prevista dall'articolo 132 del Codice Urbani, i giudici del Tar hanno invece indicato come «migliorativa» la modifica dell'articolo 83. Soprattutto per quanto riguarda lo strumento dell'intesa: «Se correttamente condotta, non lede le prerogative dei Comuni perché costituisce, in linea generale, una forma consentita di esercizio dei poteri spettanti alla Regione in materia di tutela del paesaggio». Di più: «Il ruolo degli enti locali è tutt'altro che irrilevante», ribadisce Sanna, «ed è in posizione attiva: spetta a loro applicare, discutere o confutare gli indirizzi e i progetti». Una conferma «non richiesta» - ma si capisce gradita - «contro i corvi neri che preconizzavano la caduta dello strumento dopo la censura del comma 4 dell'articolo 15», nelle precedenti sentenze depositate. «Nel centrodestra» è la risposta al comitato Pro Territorio che oggi sarà in piazza a Cagliari per "Sa die noa de sa Sardigna", «devono tenersi stretti a vicenda e fare gazzosa qua e là per la debolezza delle idee. Serve l'alternativa concreta e non la vaghezza: non ci vengano a dire "siamo tutti per la tutela", ma ci dicano piuttosto come la si vuole portare avanti». L'idea concreta sarebbe il referendum sulla legge "salvacoste": ma è il «fatto simbolico e politico di una campagna elettorale che comincia da lontano. In questa partita, però, c'è il diritto dei cittadini di conoscere: quando discutiamo del Ppr non parliamo di cose politiche ma di una legge, quindi della certezza del diritto». Sarà pure «carente» di idee «ma quella campagna va combattuta». Non portandola sul piano politico «ma dando più spazio ai principi e ai valori che sono in gioco: saranno sostenuti dalla comunità internazionale che si occupa di questi argomenti e che arriverà in Sardegna per difendere il piano» prima della consultazione popolare. Con una convinzione: «Questo progetto è discusso e preso come esempio in numerosi convegni, a livello nazionale e internazionale: solo noi continuiamo a sminuirlo»