Olimpia. Le fiamme erano ovunque. Impazzite come le onde dell'Egeo. Lapilli, fumo e cenere spinti da un vento imperioso arrivavano da tutte le direzioni. Sembrava non ci fosse più scampo per Olimpia. Sarà intervenuto Zeus dal cielo a salvare la nostra terra sacra, l'antichissimo stadio e il tempio arcaico dedicato a Hera». Le guide raccontano così, con un tono po' "omerico", alle migliaia di turisti che sono tornati a visitare gli scavi, quello che è successo in quei maledetti giorni di fine agosto, quando un incendio devastò il Peloponneso, arrivando a un soffio dai templi, i teatri, le statue, il museo archeologico e gli altari che ospitarono le Olimpiadi del 776 avanti Cristo. Le prime della Storia. «A un soffio - ripete ai visitatori di ogni parte del mondo - mostrando ulivi e pini bruciacchiati lungo il perimetro della pista che ospitava le sfide nelle diverse discipline sportive. Sessanta paesi dell'Elide devastati dalla furia piromane che si è fermata proprio qui, risparmiando il villaggio di settecento abitanti e il sito archeologico, tra i più visitati della Grecia insieme con il Partenone». E così, ormai, alle tappe mitologiche si aggiungono quelle "incendiarie". Ci si ferma al laboratorio di Fidia dove venne assemblata la statua crisoelefantina di Zeus in oro e avorio, poi distrutta dai cristiani, e si fa una sosta sul pendio della collina "spelacchiata" che incornicia l'antica palestra dove la squadra della guardia forestale ha abbattuto gli arbusti inceneriti, bonificato l'ambiente da piante ed erbacce, predisponendo per un futuro rimboschimento della valle un tempo rigogliosa di mirti, lecci, profumi. «Ci vorranno secoli, e anche se il Governo ha adottato tutte le contromisure, l'ombra della speculazione edilizia non si è ancora dissolta», aggiunge. In attesa del completo recupero del verde, non sono rimaste al verde le casse dell'economia turistica. Sotto l'ombrellino parasole, fiumi di persone si riversano lungo i vialetti secolari: una foto accanto all'altare dove ancora vengono accese le fiaccole olimpiche e una ai blocchi di partenza della gara di corsa. Ma la foto-ricordo più preziosa (che in questi giorni "incendiari" per lo sport italiano suona a monito severo), è quella accanto alla statue "della vergogna" all'ingresso dello stadio: raffiguravano chi «con atti di violenza e d'inganni», aveva osato infamare la sacra, pacifica competizione.
Olimpia, l'ora della speranza
Olimpia è stata devastata da un incendio che ha raggiunto i templi, i teatri, le statue e il museo archeologico. L'incendio è stato contenuto e non ha distrutto il villaggio di settecento abitanti e il sito archeologico. Il governo ha adottato contromisure per il recupero del verde e la prevenzione della speculazione edilizia. I turisti continuano a visitare gli scavi, ma la foto-ricordo più preziosa è quella accanto alla statua "della vergogna" all'ingresso dello stadio, che rappresenta chi ha osato infamare la competizione olimpica. L'incendio ha devastato il Peloponneso, ma il sito archeologico è stato risparmiato.
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