Avevano rubato una stele sulla via Appia, nel '98. Per farne cosa? Venderla a un professionista, un ingegnere, incallito collezionista di reperti archeologici rubati. Ornava la sua «taverna» nella villetta che E. C. di 63 anni possiede dalle parti di Guidonia Montecelio. Recuperati dai carabinieri del Nucleo Tutela Culturale, sezione Archeologia diretta dal capitano Massimiliano Quagliatila, 800 reperti archeologici. Ma soprattutto recuperate, nelle case di tre insospettabili collezionisti di «arte antica», in casa di un pensionato dei Parioli deceduto e ora presso la vedova che voleva vendere, oltre che nelle abitazioni di due ingegneri, al Tonino e a Guidonia, numerose e rarissime epigrafi rubate negli anni '70 in varie catacombe romane, in particolare in quelle di San Valentino (Parioli, altezza di viale Pisudski) e Sant'ippolito (al Verano). La Sovrintendenza Archeologica di Roma e la Pontificia Commissione di Arte Sacra sono rientrate ora in possesso di questi reperti che valgono complessivamente un milione di euro. Recuperati anche alcuni falsi che sarebbero poi circolati nel mercato illegale, spacciati come veri. Tra i pezzi di maggior valore storico, dunque la grande stele funeraria in marmo bianco del I secolo a.C, rubata nel 1998 durante i lavori di sistemazione della via Appia. La statua, scoperta nell'Ottocento dal Canina, era stata lasciata lungo la via e utilizzata per arricchire il camminamento e da qui, poi, era stata rubata. La Pontificia Commissione di Arte Sacra rientra invece in possesso della preziosa iscrizione su lastra di marmo, del V secolo d.C, sottratta negli anni Settanta dalla catacomba di San Valentino. Un reperto prezioso dal punto di vista scientifico, visto che il santuario di San Valentino presenta non poche problematiche di carattere agiografico. Ancora oggi si discute sull'esistenza o meno del martire Valentino e se non si trattasse, invece, di un semplice benefattore. L'iscrizione, invece, fa riferimento alla protezione richiesta a San Valentino da parte del medico Pastor, il quale esprime il desiderio di collocare la propria sepoltura vicino a quella del martire, sulla via Flaminia, testimoniando così la sua esistenza. «Abbiamo avuto notizia di un numero consistente di reperti archeologici in ceramica, una collezione ai Parioli», ha aggiunto il tenente colonnello Raffaele Mancino, comandante del reparto Operativo dei carabinieri Tpc. Si tratta, in questo caso, di 120 reperti tra calici, monili, crateri, kylix, oinochoe, piatti, statuette datati tra VII e I secolo a.C. e un centinaio di monete di epoca bizantina. «Tra questi reperti vi sono diversi falsi -ha spiegato Angelo Bottini, sovrintendente archeologico di Roma - mentre le monete recuperate, a distanza di pochi mesi da un altro importante recupero di natura numismatica, rappresentano un chiaro segno di un commercio assai ramificato».