BARI. «Un Piano Paesaggistico che sappia coniugare storia e cultura, tecnologia e ambiente». Un esempio? I mulini a vento olandesi; sono diventati i segni identitarì del paesaggio di quel Paese, di quel territorio e della sua cultura». Come sarà la scenografia del paesaggio pugliese che la giunta Vendola si appresta a disegnare e che sarà pronto tra 18 mesi a partire da oggi? «Lo disegneremo tutti insieme, con le Università, i Comuni e le associazioni. In somma ascoltando la Puglia», ha spiegato l'assessore regionale all'Assetto del Territorio Angela Barbanente presentando il nuovo Piano Paesaggistico della Regione Puglia in un incontro a Bari e al quale sono intervenuti il presidente della Regione Puglia, Nicki Vendola, i sottosegretari al ministero per i Beni e le Attività Culturali Danielle Mazzonis e al ministero dell'Ambiente, Laura Marchetti. Sono tre ì punii qualificanti del nuovo Piano Paesaggistico della Regione Puglia. «Tre sfide è stato detto - che riguardano la qualità del nostro paesaggio, la costruzione di una nuova coscienza del luogo e l'armonia con i caratteri dell'ambiente». «La prima sfida che lanciamo a tutti gli operatori sociali, culturali, produttivi e agli abitanti di questa regione - ha detto Barbanente - è di passare da un piano paesistico che difende alcune aree da uno sviluppo incompatibile con i valori dell'ambiente ad un Piano che invece cerca di promuovere lo sviluppo». «Dobbiamo imparare - ha detto nel suo intervento il prof. Antonio Di Santo, segretario generale dell'Autorità di Bacino - a realizzare per esempio un dissalatore in modo tale che quell'impianto sia la testimonianza della nostra contemporaneità e nello stesso tempo non offenda il paesaggio, ma al contrario rappresenti un segno della identità del paesaggio stesso». I mulini a vento in Olanda sono diventati segni identitari di quel paesaggio. «Anche noi in Puglia - ha detto Barbanente - possiamo realizzare e intervenire sul paesaggio producendo elementi identitari. Ma lo dobbiamo fare con intelligenza: la condizione perché ciò avvenga è non limitarsi ad importare modelli esogeni, come abbiamo atto nel secondo dopo guerra importando modelli che non erano i nostri. Lo dobbiamo fare coniugando ricerca sui materiali, tecnologie, modelli dì edilizia e insediativi coerenti con i caratteri identitari del paesaggio e della stratificazione dell'insediamento. E' questa la sfida che abbiamo di fronte». «E' questo ha aggiunto l'assessore-professore - a nostro giudizio richiede un investimento anche in termini di innovazione». «Il Piano paesaggìstico della Regione Puglia è del 2001, ma è molto più vecchio di quanto non dica questa data -ha detto il presidente Vendola - perché è frutto di un'approssimazione che non ha coinvolto il territorio, che non ha dentro dì sè un'idea del paesaggio come integrazione di fattori storici, ambientali, estetici, economici o che guardino a che cos'è il paesaggio rurale o urbano. Per noi il nuovo Piano del paesaggio è un processo collettivo con gli attori del territorio, di messa in relazione di tutte le competenze, conoscenze". «Anche i costruttori pugliesi - ha detto Salvatore Matarrese, presidente Ance-Puglia - sono pronti a cogliere la sfida della riqualificazione del paesaggio pugliese». Il documento programmatico approvato dalla giunta ora verrà discusso con il territorio, gli enti e gli attori sociali. Il «quadro-Puglia» lo vedremo tra 18 mesi.