Un grido di dolore (e d'amore) che non è caduto nel vuoto. Un'angoscia provata da un grande fiorentino, protagonista del teatro italiano: Giorgio Albertazzi. Un dolore urlato dalle pagine del nostro giornale. La risposta puntuale dell'assessore alle attività produttive del Comune, Francesco Colonna non si è fatta attendere. Questi gli ingredienti per un dibattito eccellente sul presente ma anche sul futuro di questa città. Una forum al quale ha aggiunto il suo contributo anche Franco Camarlinghi, presidente del Centro Mostre, ex assessore alla cultura. Ecco il riassunto di un dibattito acceso che si è autoalimentato grazie alla passione e alla cultura dei tre protagonisti. La Nazione: «Chiedo ad Albertazzi, se questi giorni a Firenze gli abbiano fatto cambiare idea sulla prima impressione che aveva avuto sulla città». Albertazzi: «L'amore è l'amore. Questo mio grido di dolore è clamoroso. Arrivando l'impressione è stata grande. Ma poi sono andato a vedere gran parte delle periferie, i miei luoghi di ragazzo. Rimasti quasi intatti. Sono andato a Fiesole, divina e privilegiata. L'impressione che ho avuto del centro di Firenze è stata terribile: andare in via Tornabuoni e non vedere Seeber... Mi ha dato noia. Non sono un nostalgico, ma anche Giacosa che non c'è più. Non era solo una pasticceria, ma la griffe di una città». La Nazione: «A fronte di questo grido di dolore c'è il Comune..». Colonna: «In questa città si deve e si ha l'obbligo di essere insoddisfatti. L'accumulo che abbiamo di significati obbliga a questo: quello che si fa non è sufficiente per pareggiare quello che abbiamo ereditato. Firenze è una città dove per decenni non sono state fatte cose essenziali, come i parcheggi. Neppure per le nuove case. Oggi se fai parcheggiare tutte insieme le macchine, le strade di Firenze non bastano a contenerle. Il benessere del mondo ha prodotto un luogo di 7 milioni di presenze turistiche solo negli alberghi. Senza calcolare quelli che stanno intorno in campeggi, agriturismi, eccetera. Questo obbliga a un ripensamento della città. Dal centro storico stiamo togliendo delle funzioni, senza volerlo trasformare in un luogo morto: lavoro, turismo, divertimento...». Albertazzi: «...Commercianti». Colonna: «Ci sono due centri: il primo turistico e l'altro per i cittadini. Il turismo nella nostra città ricava qualcosa come il 18-20 del suo reddito. Non si può dimenticare che Firenze è una città insieme ospedaliera, universitaria, capitale del Cnr, che ha una biblioteca nazionale senza essere capitale. Che e capoluogo di provincia e di regione. Con tutti gli uffici. Detto questo il centro storico ha risentito di un cosa che è stata utile ma anche un piccolo disastro: la legge Bcrsani. Che liberalizzando i commerci, ha creato problemi. La Regione restituisca, per lo meno per i luoghi storici, la potestà delFamminstrazione comunale». Camarlinghi: «Abbiamo un problema che è quello che indica Giorgio come primo: siamo credi di un valore immenso». Albertazzi: «Questo è fondamentale...» Camarlinghi: «Valore che è il punto di partenza. Costruito in alcuni secoli dopo di che Firenze non è più stata una grande città. Ha una storia discendente in cui naturalmente ci sono stati anche episodi importanti nel '700, nell'800, nel '900. Ciò che veramente è rimasto di internazionale a Firenze è la storia dell'arte. C'è questo valore che è estetico: la città è bella perché esteticamente è difesa. Non è solo un fatto di modernizzazione. Un valore estetico che costituisce i) valore degli uomini che la abitano. Il centro storico contiene il 90 per cento di questo grande valore. E che non è solo nei musei. In altre epoche era un valore della gente, che si trovava nei luoghi pubblici e nelle piazze».